Ago 17, 2014
Novita'!

Categoria: Recensioni

Recital a Milano (Marzo 2001)

00Recensioni aprile, 17

Sergio Endrigo, ritorno con applausi
LA RIVINCITA DI UN CANTANTE PER BENE
di Luigi Bolognini

Quella faccia un po’ così, quell’espressione un po’ così che ha solo Sergio Endrigo sono rimaste tali e quali anche col passare degli anni, anche col rarefarsi dei concerti e dei suoi dischi. «In realtà ho inciso 5 cd dall’80 al ‘95, ma non li hanno mai distribuiti davvero. E in tv non mi invitano» protesta garbatamente il cantautore. Motivo? Non ha immagine, anzi ha proprio la nomea del triste. In tempi in cui nella musica imperano rumore e look giovanilistici, questo è un peccato capitale. Anche se disponi di uno dei maggiori talenti musicali e poetici italiani, che assieme a gente come Paoli, Bindi, Tenco diede la scossa a una scena musicale incrodata sulla melodia classica e sulle banalità romantiche proponendo canzoni fatte di impegno sociale e intimismo che parlavano dei problemi della vita quotidiana. «La verità è che i tempi sono cambiati: una volta cantavo per i sessantenni e per i quindicenni, ora no».
Eppure sono ancora tanti ad amare Endrigo, come hanno dimostrato i tre concerti milanesi che, a sorpresa, hanno interrotto un ritiro dalle scene quasi totale. Ai primi due, lo scorso fine settimana, hanno dovuto mandare via la gente perché il teatro Verga non bastava. Al terzo, per l’otto marzo, pure il teatro l’Arca era pressoché pieno. Chiamato a rendere omaggio alle donne, Endrigo le ha cantate in mille modi. Da quello malinconico di Canzone per te («la solitudine che tu mi hai regalato io la coltivo come un fiore») a quello realista di Teresa («per te non sono stato il primo, nemmeno l’ultimo»), da quello ironico di Via Broletto 34 («quando io la bacio lei ride o parla d’altro o mangia noccioline») a quello rassegnato di Annamaria («l’inverno è già tornato senza te, di te mi resterà solo il tuo dolce nome»). E il pubblico, fatto sì in maggioranza di donne ma anche di una robusta minoranza di uomini (in prima fila Ricky Gianco) ha gradito, regalando applausi a scena aperta a lui e al suo partner alla chitarra, l’ottimo Nicola di Staso.

[di Luigi Bolognini (da La Repubblica, sezione Milano; del 10 Marzo 2001)]

Recital al Parco Lambro di Milano (1 Agosto 2003)

00Recensioni aprile, 17

Il cantautore in scena dopo 14 mesi di stop per la malattia
ENDRIGO, A 70 CON “ALTRE EMOZIONI”
A settembre il nuovo disco e il verdetto nella causa di plagio contro Luis Bacalov

di Luigi Bolognini

Avviso al mondo della musica italiana: Sergio Endrigo è tornato. Non solo vegeto ma anche vivo, eccome. Il primo concerto del padre nobile della canzone d´autore italiana dopo l´ischemia cerebrale che giusto un anno fa lo colpì è tranquillizzante: nessun danno, forse solo un po´ di legnosità nel muoversi, «ma ho appena fatto il menisco» scherza. Ma per il resto è l´Endrigo di sempre: negli occhi malinconici ed espressivi, nella voce (che l´emozione un po´ gli increspa), nel vivere con il cuore le canzoni che fa vivere con la voce, nel creare e ricreare atmosfere grazie anche alla valida chitarra di Nicola Di Staso, nella capacità di emozionare. E di emozionarsi. Perché il concerto di venerdì sera, a inaugurare la rassegna “R…estate in zona 3” al parco Lambro, più di tutti è stato importante proprio per Endrigo: il riascoltare l´applauso del pubblico – circa 300 persone – il sentirsi ancora vivo dopo 14 mesi di inattività che glielo avevano fatto dubitare fortemente, tra la malattia e l´ostracismo dei produttori che lo considerano decrepito a 70 anni, sono dei toccasana.
Così come lo è il disco che uscirà il mese prossimo: “Altre emozioni” mischia i grandi classici come Io Che Amo Solo Te e Canzone Per Te, pezzi di repertorio meno noti come Il Giardino Di Giovanni e Madame Guitar e l´inedito che dà il titolo all´album. Sperando che faccia una fine migliore degli ultimi 5, incisi tra il 1980 e il 1995, «non me li hanno mai davvero distribuiti». Sarà un mese cruciale, settembre: «Il Tribunale di Roma emetterà il verdetto sulla causa di plagio che ho mosso a Luis Bacalov: la sua colonna sonora del film “Il Postino“, che ha vinto l´Oscar nel 1996, è copiata dalla mia canzone Nelle Mie Notti. E vincerò: ho letto la perizia, mi dà ragione» È bello che la resurrezione di Endrigo inizi da Milano, la città che sul finire degli anni ’50 scoprì questo istriano taciturno, pensieroso e di ottime letture: «Cantavo nei night da nomi del tipo “Porta d´oro” e “Astoria”, qui ho firmato il mio primo contratto con una casa discografica, la Ricordi, a questa città ho dedicato uno dei miei successi, Via Broletto 34. Poi mi hanno detto che il numero civico 34 in via Broletto non c´è. Pazienza», dice durante il concerto. E giù a snocciolare Teresa, Mani Bucate, L´Arca Di Noè, Ci Vuole Un Fiore, e tutte le altre sue canzoni che mischiano impegno sociale e intimismo per un´oretta di concerto chiusa con “Le parole dell´addio”. Ma è solo un arrivederci.

[di Luigi Bolognini (da La Repubblica, sezione Milano; del 3 Agosto 2003)]

Recital al Tourist’s Village di Roma (19 Agosto 2003)

00Recensioni aprile, 17

Recensione_Logo_RadioCittaFuturaGradevole e fresca sera di Agosto, quella del 19.
Mi reco, grazie all’invito di un mio amico, a Castel Sant’Angelo. Mentre sono alla ricerca di acquistare un gelato, scopro grazie ad un piccolo cartello che più tardi ci sarà un concerto di Sergio Endrigo. Decido di rimanere, curioso di riascoltare dal vivo, le sue belle pagine musicali. C’è folla, tanta folla che cerca garbatamente di sedersi sulle sedie messe a disposizione del Comune di Roma, l’organizzatore della Serata. La gente in attesa del cantautore istriano ascolta distrattamente una ragazza che canta alcuni motivi. Passa il tempo; più di un’ora ed il pubblico smania affinchè il concerto di Endrigo inizi. Comincia ad applaudire, ad urlare il suo nome, ma invano. Dopo un quarto d’ora circa, su un pannello iniziano a scorrere le immagini che ricordano al pubblico il percorso artistico di Sergio. Alla fine di questo filmato, spunta Endrigo supportato da un ottimo chitarrista. Si siede su uno sgabello. Appare invecchiato. Attacca a cantare Mani Bucate e subito il pubblico ritrova un “Amico di sempre”.
Tra una canzone e l’altra racconta aneddoti, ci spiega come è nata questa o quella canzone, che dopo qualche minuto andrà a cantare. Lo fa anche per il suo secondo brano della serata Via Broletto 34.
Di seguito interpreta due pezzi della recente produzione, meno conosciuti al grande pubblico ma ugualmente validi, Mille Lire, storia odierna dei tanti “Vu cumprà” che affollano il nostro paese – denotando ancora una volta quanto i temi affrontati nelle sue canzoni siano attuali – e Fare Festa, canzone abbastanza polemica e dissacratoria con la quale comunica l’inutilità delle divisioni religiose.

Successivamente riesce ad emozionare il pubblico proponendo due delle tante canzoni dedicate ai nomi femminili, Teresa e Sophia, creando un’atmosfera magica nella bella cornice che già ci è offerta dal luogo in cui sono.
Non potevano certo mancare due dei suoi più grandi hit: Canzone Per Te, con la quale vinse il Festival di Sanremo 1968, ed Io Che Amo Solo Te, evergreen d’effetto. Endrigo fa davvero fatica a cantarle. La voce non è più quella di un tempo, forse anche a causa dei problemi di salute che lo scorso anno ha avuto. Ma quando intona L’Arca Di Noè, il popolare brano presentato all’edizione 1970 del festival di Sanremo, tutto il pubblico (me compreso) canta il refrain con trasporto, restituendo a Sergio il calore che Egli sempre ha dimostrato al suo pubblico, perdonandolo anche della sua non perfetta esecuzione di alcuni brani precedenti.
Inoltre gli viene consegnato un premio dalle mani dell’Onorevole Maria Pia Garavaglia, vice sindaco di Roma
Chiude la serata , ricordando alcune collaborazioni importanti,che ha avuto nel corso della sua carriera, come quella intrattenuta con Gianni Rodari, autore del testo di Ci Vuole Un Fiore, hit discografico degli anni settanta destinato al pubblico “dei più piccini”. Ma questa canzone piace anche ai grandi e sicuramente vuole significare che davvero tutto il tempo passato non è andato perso e che Sergio tuttora ha un posto di rilievo nel cuore dei suoi fans.

[Ugo Ficini]

Presentazione “Altre Emozioni” (3 Dicembre 2003)

00Recensioni aprile, 17

Recensione_Altre Emozioni_bookletA quasi 10 anni dall’uscita del precedente album, Sergio Endrigo presenta alla stampa la sua ultima fatica: Altre Emozioni. Sono le 12,30 di una soleggiata e tiepida mattinata romana. La sala in cui verrà presentato il nuovo album è ormai al completo: Sergio, sua figlia Claudia, il produttore Edoardo De Angelis, giornalisti, critici, amici e semplici appassionati, tutti riuniti per questa speciale occasione. Ed è De Angelis a inaugurare la cerimonia sottolineando l’importanza dell’evento: “E’ questo un giorno fortunato ed importante della mia vita. Un progetto che è nato un paio di anni fa ma che, per vari motivi, ha subito diversi slittamenti. Per questo fa ancora più piacere presentare oggi un album tanto a lungo atteso”. Un disco che nasce dall’amicizia tra lo stesso De Angelis, Sergio Endrigo e il direttore d’orchestra ed arrangiatore Valter Sivilotti che, grazie alla sua estrazione classica, ha donato nuova linfa ai brani storici del cantautore istriano. La scelta dei quindici brani è avvenuta in maniera particolare: da un lato ci sono i grandi successi di Endrigo che non potevano di certo mancare (Canzone Per Te, Io Che Amo Solo Te, L’Arca Di Noè, Aria Di Neve…), dall’altro la riscoperta di alcune canzoni contenute in album passati colpevolmente inosservati (Madame Guitar, Questo È Amore, Il Giardino Di Giovanni, Allora Balliamo,…).
È un Sergio di buon umore quello che, per il suo intervento, prende scherzosamente spunto dalla sede della cerimonia: “In un negozio con tanti CD, perché dovrebbero comperare proprio il mio?”. Ma poi aggiunge che ha avuto lo stesso pensiero anche con il suo primo 45 giri, quando poi “è andato tutto bene…”.
Viene diffusa dagli altoparlanti l’inedita Altre Emozioni. Il pubblico ascolta in silenzio. Al termine scoppia, sincero, un vigoroso e lungo applauso. Sergio sottolinea, quasi stupito, che la nuova canzone sta piacendo un po’ a tutti, “in particolare a quelli che hanno ormai più di 35 anni. Si spera sempre in emozioni nuove e positive, soprattutto in un mondo in cui quotidianamente si vedono e si vivono cose terribili.”
Una parola anche per la figlia Claudia: “È stata Valter a volerla fortemente dopo averla sentita per caso canticchiare a casa mia. Un tocco di femminilità che contribuisce ad arricchire e a ringiovanire le mie canzoni. E pensare che da giovane le piaceva Elton John…”
Ed è proprio Claudia che prende la parola e ci racconta che “quando mi hanno detto se desiderassi cantare nell’album di papà, subito pensavo ad uno scherzo! Ma è stata una esperienza davvero grande: entrare in uno studio di registrazione per cantare le canzoni di mio padre, le canzoni con cui sono cresciuta…”. È Sergio poi a svelarci un inedito episodio a proposito della presenza nel disco di sua figlia: “Mi ha chiamato l’altro giorno Bruno Lauzi e mi ha detto: <<Sergio, tua figlia canta meglio di te!>>”
Prima di ascoltare L’Arca Di Noè, De Angelis narra un piccolo retroscena a proposito di questa canzone: è stato l’editore tedesco a volere assolutamente che fosse inserita nell’album nonostante non fosse originariamente prevista. È stato richiamato così in studio di registrazione Valter Sivilotti che, da solo al piano, ha accompagnato Claudia e Sergio. Una canzone registrata in extremis, in pochi minuti, ma “forse per questo la più riuscita”. Al termine come di consueto l’applauso, interrotto da una battuta di Sergio: “Nel 1970 quando la Roma giocava allo stadio, i tifosi cantavano <<partirà, la Roma partirà>>…speriamo parta adesso!”. Il momento di ilarità è pretesto per un commento acido nei confronti di certe etichette affibbiategli anni fa: “Ho la fama di cantante triste. Ricordo che durante le pose del mio primo servizio fotografico il fotografo continuava a ripetermi <<Sorrida!>> e io replicavo <<…ma sto sorridendo!>>. Il tutto non era poi facilitato dal play-back che si usava allora in televisione: ero talmente concentrato sulla sincronia movimento della bocca / audio che non mi preoccupavo della mia espressione. Per sfatare queste voci vi racconterò una barzelletta…”. I presenti apprezzano con un applauso e una fragorosa risata questo suo lato meno noto.
È ormai il momento di lasciare spazio alle domande dei giornalisti. Chiedono a Sergio se sarebbe disposto a tornare al Festival di Sanremo, ma lui è categorico: “Neanche se mi pagassero! Non è più come una volta, ormai le canzoni non contano più, sono più importanti i comici e tutta la cornice che c’è attorno. E poi perché uno deve passare 4 ore davanti alla TV per ascoltare 14 canzoni…?”
I giornalisti sono forse curiosi di conoscere più da vicino “l’estranea” Claudia e concentrano su di lei domande rivolte a capirne la personalità e i motivi che l’hanno spinta a partecipare al disco: “Io sono una dipendente della RAI. Faccio quindi un lavoro completamente diverso. Non sono timida, ma piuttosto riservata: l’idea di apparire in TV comunque mi terrorizza, ma mi piacerebbe continuare a cantare, magari realizzando un CD in brasiliano… E pensare che in uno studio di registrazione ci sono entrata solo altre due volte: da bambina ho cantato in Ci Vuole Un Fiore e da ragazza ho realizzato un jingle pubblicitario. Ho l’impressione però che le mie aspirazioni artistiche rimarranno un grande sogno…”.
L’ultima domanda è relativa alla partecipazione di Rossana Casale, De Angelis si incarica della risposta: “È da poco entrata a far parte della scuderia D’Autore e si è da subito dichiarata interessata a duettare con Sergio, felice della possibilità: è stato quindi facile organizzare poi l’incontro artistico. Un plauso a Rossana: non era facile per lei, per il suo stile e la sua tonalità entrare a pieno in Era D’Estate, ma il risultato finale è eccellente.”
La presentazione è ormai giunta al termine. Qualcuno si avvicina timorosamente a Sergio per un saluto, altri in cerca di un autografo che non nega mai a nessuno. Molti lo ringraziano di essere ritornato sulle scene, lui quasi imbarazzato sorride.
È la volta del brindisi finale: Grazie Sergio per averci regalato ancora una volta altre emozioni

[Matteo Perazzi]

Teatro Quirino di Roma (2 Maggio 2004)

00Recensioni aprile, 17

C’era un pubblico numeroso ed emozionato domenica sera al Teatro Quirino di Roma ad ascoltare Sergio Endrigo. Endrigo stesso non si aspettava una tale partecipazione considerando che da troppi anni ormai i numeri non gli danno ragione.
Emozionato anche lui quindi ma nel complesso in buona forma nonostante i recenti problemi di salute.
Con lui, sul palco, Andrea Esposito e Nicola Distasio alle chitarre e un maxischermo che ripropone immagini del suo lungo percorso artistico. Il recital si apre con un assolo di Maurizio Sallusti al sax che “saluta” Endrigo con le note di Io Che Amo Solo Te fortunatissimo brano del 1962 che almeno per il grande pubblico è forse il pezzo che più lo rappresenta. Quindi è la volta di Achille Millo grande “voce” di tanti grandi poeti che recita per Endrigo una poesia di Endrigo stesso, “uno dei tanti scritti che nel tempo ho accumulato e per questa occasione tirato fuori dal cassetto”. La poesia è bella e coinvolge, come del resto le più di duecento che nel corso degli anni ha invece deciso di cantare.
Il concerto è patrocinato dal Comune di Roma e l’assessore alle politiche culturale Borgna autore di una famosa “Storia della Canzone italiana” consegna ad Endrigo un premio alla carriera da parte del Sindaco.
Assenti i “grandi” della canzone d’autore che non conoscono evidentemente chi è il loro padre (poveretti !), è invece del pubblico Amedeo Minghi che invitato dalla presentatrice a salire sul palco a fine concerto, ha speso parole di grande ammirazione per Endrigo sottolineando, un po’ incautamente forse, di sentirsi un suo discepolo. Con Endrigo si sono esibiti, interpretando sue canzoni, Cristian Mancini Carlo Carulli e Gegia.
Purtroppo Sergio Endrigo continua a non essere proposto per quello che vale e per ciò che rappresenta nel panorama della cultura musicale italiana del novecento. Forse un po’ di responsabilità le ha anche lui: troppo onesto, troppo modesto nel definirsi, nel proporsi nel raccontarsi. Certo, proprio per questo è un grande uomo per queste sue qualità morali che ne fanno un antidivo, una persona semplice e cordiale. “Un uomo buono” ha detto di lui il giovane Carlo Carulli salutando il pubblico dopo aver cantato un suo brano. Talmente buono e onesto che essendo, peraltro, nato nel 1933, tutti coloro che domenica sera sono saliti sul palco sembravano andati per salutare un caro vecchio zio sul viale del tramonto. Ed Endrigo se ne è accorto. E l’ha detto a chiare note che non era lì per elemosinare commiserevoli effusioni ma per proporre la sua arte, la sua musica la sua poesia.
A noi che lo seguiamo da sempre, che lo abbiamo ascoltato per venti trenta o quarant’anni le cose ci sono apparse subito chiare. Alle 21,15 sul palco del Teatro Quirino per noi è salito l’autore di canzoni che più di ogni altro in Italia ha saputo cantare cosa vuol dire nella sua interezza “l’essere uomini” consegnandoci alcune tra le più belle canzoni di tutti i tempi.
Io sono convinto che alla fine dello spettacolo se ne siano resi conto tutti i presenti. Anche quelli venuti solo per sapere se ancora se la cava con la voce o per riascoltare qualche motivetto di trent’anni fa o perché il concerto era gratuito. Sono convinto che si siano accorti che Endrigo può e deve essere recitato, come ha fatto Achille Millo e che quando si va ad ascoltare Sergio Endrigo si va – oltre che per sentire musica – per chiacchierare di poesia e di canzoni di storia e di storie per ascoltare barzellette e per far filosofia. Con Endrigo si fa cultura insomma.
Vinicius de Moraes, Ungaretti, Jose Marti, Borges tra i poeti conosciuti amati tradotti e ricordati da Endrigo nel suo spettacolo di ieri sera. Cultura a tutto tondo quindi e non solo musicale. Cultura autentica non millantata, piacevole e discreta, di valore ma per tutti, che rallegra chi la riconosce e incuriosisce chi la ignora.
Grazie Sergio per essere stato con noi al Teatro Quirino. Ma noi ti rivogliamo al più presto. Con l’augurio e con la speranza che per il prossimo appuntamento l’universo musicale e artistico di questo nostro paese si svegli improvvisamente da un incomprensibile letargo e stia lì con te a cantare e suonare le tue grandi canzoni e ad applaudire la tua arte.

[Paolo Chieruzzi]

Teatro Cinema Il Centro di Desio (MI) (6 Maggio 2004)

00Recensioni aprile, 17

Recensione_Programma_Recital_2004-05-06Desio, 6 Maggio 2004, un evento memorabile: il “Leone” ha graffiato ancora!

Dopo alcuni giorni di pioggia incessante, finalmente, nel milanese, una giornata di sereno: quasi a dare il benvenuto e a propiziare degnamente il tanto atteso arrivo di un artista straordinario in quel di Desio, graziosa città, sita nel cuore della Brianza.
Infatti l’Assessorato alla Cultura ed il Sindaco di Desio, Dottor Salvatore Pugliese, da tempo ormai promuovono convegni, performances, eventi di grande spessore culturale (ai quali, recentemente, hanno partecipato e/o sono stati dedicati a personaggi della statura della scrittrice/traduttrice Fernanda Pivano o dell’indimenticato creatore di raffinati e pregnanti brani, che risponde al nome di Fabrizio De Andrè).
In siffatto contesto non poteva certo mancare, ad impreziosire i fasti locali, Sergio Endrigo , il poeta-cantore per eccellenza.
E così è stato !
Desio ha ospitato l’artista nel Teatro ”Il Centro”, per un concerto dal titolo “Altre Emozioni”, tenutosi il 6 Maggio 2004 alle ore 21.00.
Verso le 15.00, Endrigo è giunto a Desio, proveniente da Roma; il Sindaco Pugliese e l’Assessore alla Cultura, Carlo Felice Butti, hanno tenuto in sua presenza una conferenza stampa per sottolineare adeguatamente la portata artistica dell’avvenimento e la grande gioia ed il vanto della cittadinanza di poter godere della presenza di un elemento di spicco nel panorama musicale, artistico e culturale del nostro Paese, che ha svolto un ruolo tra i più edificanti, importanti e creativi nell’ambito dei cosiddetti cantautori italiani, lungo l’arco temporale di ben oltre 10 lustri.
Il Primo Cittadino di Desio ed il suo Assessore hanno firmato una speciale dedica della serata espressamente coniata per Endrigo: “Le belle melodie hanno suoni e parole senza età. Io Che Amo Solo Te, Teresa, Lontano Dagli Occhi e tutte le canzoni che Sergio Endrigo ha scritto e cantato sono stelle luminose nel firmamento della musica… per questo canto e canto te…”.
Alla conferenza stampa ha fatto seguito un gradevole cocktail-rinfresco per i presenti.
Poi, Endrigo, da professionista serio e caparbio qual è – pur provato dal viaggio e da quel tipo di cerimonie, al quale, lui, tanto timido, anti-presenzialista e così schivo e riservato, non si è ancora assuefatto – sul palco ha cantato alcuni brani, per testarne la rispondenza acustica.

E’ ormai sera; sono le 20.45.
Recandoci verso il Teatro, sito in Via Conciliazione, 17, attraversiamo, a piedi, l’ampio piazzale, dove si erge l’imponente Cattedrale, sul cui lato sinistro si trova l’edificio nel quale si terrà l’attesissimo concerto.
Dinanzi a noi, poco lontano, notiamo un gruppetto di persone che, intirizzite dal freddo serale, si sta dirigendo frettolosamente verso la nostra stessa meta.
Ci accorgiamo che quelle donne e quegli uomini stanno parlando, con grande aspettativa, proprio del concerto: “…non capita tutti i giorni di poter sentire e vedere Sergio Endrigo …” “… Meno male…” “…Dai allunghiamo il passo…”. E, incontrati altri amici: “Ehi, venite anche voi. Su…veloci”. E anche gli altri si aggregano.
L’interno del Teatro, arredato con poltroncine rosse, nel giro di pochi minuti si riempie di pubblico.
Recensione_Programma_Foto_2004-05-06Alle 21.10 il sipario si apre e, dopo un breve ringraziamento rivolto ai presenti da Endrigo e l’auspicio sincero che possano rilassarsi, divertirsi ed ascoltare canzoni che fanno parte della storia e del vissuto non solo suo, ma anche loro, le prime note inequivocabilmente intonano quello che è divenuto il tradizionale brano d’inizio per i concerti di Sergio: la mitica e splendida “Mani Bucate”.
La commozione dilaga nella sala.
Sì, proprio quella che “ti prende alla gola e ti fa urlare di gioia”: nella voce palpitante dell’artista (per lui è sempre come fosse la prima volta) e nei cuori e nella memoria degli astanti.
Il tempo per un applauso convinto, affettuoso e prolungato, e poi di seguito Endrigo fa dono dell’ascolto di un altro capolavoro: Adesso Sì, con un Nicola Di Staso alla chitarra solista in uno stato di perfetta grazia, fantastico per inventiva musicale ed inarrivabile per abilità e versatilità.
Sergio introduce ogni brano con una presentazione oppure mediante il racconto di curiosità e di cronache di vita realmente vissuta.
E quindi ecco apparire una Via Broletto, 34, composta ed ispirata a Milano, svolta con una cadenza estremamente romantica e delicata, “in punta di piedi”, da parte di tutti gli elementi del trio, composto da Sergio e da Nicola e ultimamente completato dal bravo giovane chitarrista Andrea Esposito.
Sotto gli occhi attenti ed amorevoli di Matteo Perazzi (validamente supportato dal suo “segretario” privato, Giampiero), “webmaster” del sito internet di Endrigo, presente alla intera manifestazione, Sergio “attacca” con il “pezzo” musicale che gli ha tributato pubblica riconoscibilità, fama e successo: Io Che Amo Solo Te. E’ sicuramente per questo che – come debito di riconoscenza – il suo timbro vocale si vela di tanta nostalgia e di una pudica ritrosia e pertanto canta con un filo di voce (e molto probabilmente con una lacrima in cuore).
Scroscianti gli applausi generosi e gratificanti del pubblico, competente e assai composto.
Endrigo si sbizzarrisce nel racconto di una serie di aneddoti divertenti, ironici e brillanti, occorsi a lui in prima persona, incentrati sul tema dell’età (che, purtroppo, nel frattempo, passa), traendo spunto dal verso della sua canzone appena terminata “…io mi fermerò e ti regalerò quel che resta della mia gioventù”. E il pubblico apprezza questa sua vis comica, poco conosciuta.
È poi la volta de La Prima Compagnia, accostata con misura e grandissimo garbo, considerata anche la tematica che affronta.
Giunge quindi il momento per la presentazione dei suoi due validissimi collaboratori, alle chitarre.
Senza soluzione di continuità, nel diadema prezioso delle sue stupende composizioni viene subito incastonata Teresa, che strappa letteralmente al pubblico un sentito e caloroso applauso e consensi affettuosi all’indirizzo dell’interprete-autore.
Una doverosa “puntata” cubana viene immediatamente dopo offerta, avvalendosi de La Rosa Bianca, brano cesellato finemente sia dall’accompagnamento musicale davvero superlativo, che dall’esecutore vocale, che padroneggia l’idioma ispano-americano al pari della sua lingua madre.
E come non tributare un riuscitissimo omaggio alla memoria dell’amico poeta e musicista Vinicius De Moraes, porgendo garbatamente all’”audience” Come È Lontana Bahia, brano intriso di “saudade” e di una vena nostalgica e sottilmente triste.
Confessa candidamente Endrigo che il suo più grande cruccio è stato quello di non aver studiato seriamente ed in maniera approfondita e professionale la musica: gli sarebbe piaciuto – con la capacità di affrontare positivamente la tematica melodica, che si è, forse casualmente, ritrovato a possedere, visti i suoi fortuiti inizi di compositore (vedasi in proposito la sua autobiografia) – creare colonne sonore e musiche per pellicole cinematografiche.
Ma subito dopo narra che, nel 2001, durante una serie di concerti da lui tenuti con l’orchestra Sinfonica di Bari, sia nel capoluogo pugliese, che nel circondario, aveva confidato questo rammarico ad un musicista con il quale aveva stretto amicizia e questi gli aveva risposto che, probabilmente, in tal caso, non avrebbe mai scritto quelle meravigliose pagine di musica che sono le sue canzoni.
Nel collier di diamanti scintillanti che regala a Desio, Endrigo include anche una superba e deliziosa Spiaggia Libera, con effetti tropical-brasileiros-hawaiiani, che produce “good vibrations” nei cuori e nelle fantasie del pubblico in visibilio.
Madame Guitar a seguire. Confessione musicale di Endrigo al suo strumento principe.
Qualche tempo fa ci aveva raccontato Sergio che aveva quasi dimenticato – e quindi lasciato in disparte, per le sue “performances” – questo sublime brano. Lo riascoltò al Premio Tenco 2001, dedicato a lui ed alla sua carriera, nell’interpretazione di Roberto Vecchioni e ne “riscoprì” bellezza, freschezza e validità. Fu così che decise di inserirlo nei suoi recital.
Con voce flebile e fortemente commossa, Endrigo introduce quindi Canzone Per Te, istantaneamente riscontrata dall’auditorio con grandi ovazioni.
Tiene a sottolineare che va orgoglioso ancora oggi per aver scritto il verso “…la solitudine che tu mi hai regalato, io la coltivo come un fiore”: in un periodo in cui andavano per la maggiore Io Che Non Vivo, Io Per Lei Morirei, Piangerò Per Te e altri motivi similari, asserisce che è bellissimo, invece che morire per amore, … vivere d’amore!
L’ironia è quindi straripata, come un fiume in piena, senza argine alcuno, con il pezzo Mille Lire: coadiuvato a perfezione da Nicola Di Staso (che cosa non ha fatto con il suo strumento! Pareva avesse in mano non una, ma dieci chitarre !), Sergio ha reso al… mille per mille.
Corre l’obbligo di riferire che, a mano a mano un brano succedeva al successivo, Sergio è “cresciuto” sia in sicurezza, che in espressività e in qualità interpretativa.
Immancabile l’esecuzione de L’Arca Di Noè, con la partecipazione vocale e “manuale” di tutto il pubblico, letteralmente travolto dall’ultranoto motivo ed entusiasta oltre ogni previsione.
Le corde del ricordo e la memoria delle proprie radici istriane sono state toccate in modo esemplare, rispettoso e toccante, con la meravigliosa 1947.
L’anelito di un mondo concorde e realmente unito e felice hanno visto in Fare Festa la propria bandiera: con una ironica incisività (che mette in luce la stupidità umana di fronte a screzi e conflitti) è stato affrontato un tema di scottante attualità e di difficilissima soluzione: un bravo incondizionato al cantautore, alla sua fertile creatività ed alla sua toccante sensibilità.
A questo punto, Endrigo – ormai stanco e provato da una giornata particolarmente densa di impegni – desiderava proporre la sua ultima composizione Altre Emozioni, ma, purtroppo, sulla tenacia e caparbietà dell’uomo, ha potuto solo la fatica (il concerto, con quanto lo ha preceduto, non ha avuto soste di sorta, senza cenare inoltre, come d’uso tra gli artisti): per cui, con amarezza, Sergio non se l’è sentita più di insistere e di procedere nella sua esecuzione. E il pubblico ha compreso.
A margine del concerto, notava Matteo Perazzi che Sergio è l’unico artista al mondo a non promuovere e pubblicizzare la sua più recente fatica discografica…
Il concerto si è concluso con un tributo all’arguzia di Gianni Rodari , la cui creazione Ci Vuole Un Fiore “prende” tutti quanti, sempre, in ogni tempo e circostanza: all’asilo come in concerto.
Il bis: Le Parole Dell’Addio. A un amore che finisce non si devono aggiungere frasi, espressioni che farebbero unicamente del male ad uno o ad entrambi: tutto è concluso e le parole “non servono più” (come le lacrime di Adesso Sì).
Il Sindaco di Desio ha infine ringraziato, con deferenza e grande cordialità, Endrigo e lo ha invitato a continuare a diffondere l’amore per le cose belle ed ingegnose, per mezzo delle sue splendide canzoni.

Poi, per oltre mezzora, Endrigo attorniato da fan e simpatizzanti, per autografi, congratulazioni, complimenti, ringraziamenti e informazioni su ogni cosa…
E lui, finalmente con l’inseparabile sigaro, pazientemente a dispensare ascolto, sorrisi, disponibilità totale e… gradevoli ed argute barzellette.

Una serata magica e fantastica per un intramontabile (e come non potrebbe esserlo l’autore di tante perle poetico-musicali?) mito settantunenne, che nonostante quanto gli è capitato di pessimo, reagisce con fermezza, persiste nell’incontro (“amico, la vita è l’arte dell’incontro”) con il pubblico tutto, vuole cantare per sé e per chi desidera ascoltarlo e…canta.

In questo suo percorso, lo ha accompagnato – insieme al bravo neofita Andrea Esposito – l’inseparabile Nicola Di Staso (11 anni di stretta collaborazione artistica, fatta di solida e sincera amicizia, di forte simpatia e di tanti concerti in Italia e all’estero), chitarra solista, fantasista poliedrico, virtuoso delle corde e delle percussioni, creatore dal nulla e dal niente di “sound” mirabolanti, incredibili e fantastici, tali da lasciare l’”audience” ammirata e stupita da tanta capacità e bravura nel gestire lo strumento e nel seguire come un’ombra (lo ribattezziamo, seduta stante, “shadow”, anche per la sua ammirazione “sfegatata” all’omonimo mitico complesso inglese, al quale si ispira e deve molta della sua formazione artistico-musicale) Endrigo, nelle sue esecuzioni, tanto da costituire per questo ultimo un punto fermo, essenziale e di sicuro riferimento: non sarebbe concepibile l’uno senza la presenza dell’altro, in un recital dal vivo.

Pertanto non una icona, relegata in un lontano ed ormai sbiadito passato, ma l’Artista SERGIO ENDRIGO , un uomo pieno di voglia di vivere, ricco ancora e sempre più di emozioni da profondere a piene mani verso chi lo sente e lo avvicina: un dono mirabile ed unico di questo strambo creato.

[F. P. e G. F. G.]