Il cantautore in scena dopo 14 mesi di stop per la malattia
ENDRIGO, A 70 CON “ALTRE EMOZIONI”
A settembre il nuovo disco e il verdetto nella causa di plagio contro Luis Bacalov
di Luigi Bolognini
Avviso al mondo della musica italiana: Sergio Endrigo è tornato. Non solo vegeto ma anche vivo, eccome. Il primo concerto del padre nobile della canzone d´autore italiana dopo l´ischemia cerebrale che giusto un anno fa lo colpì è tranquillizzante: nessun danno, forse solo un po´ di legnosità nel muoversi, «ma ho appena fatto il menisco» scherza. Ma per il resto è l´Endrigo di sempre: negli occhi malinconici ed espressivi, nella voce (che l´emozione un po´ gli increspa), nel vivere con il cuore le canzoni che fa vivere con la voce, nel creare e ricreare atmosfere grazie anche alla valida chitarra di Nicola Di Staso, nella capacità di emozionare. E di emozionarsi. Perché il concerto di venerdì sera, a inaugurare la rassegna “R…estate in zona 3” al parco Lambro, più di tutti è stato importante proprio per Endrigo: il riascoltare l´applauso del pubblico – circa 300 persone – il sentirsi ancora vivo dopo 14 mesi di inattività che glielo avevano fatto dubitare fortemente, tra la malattia e l´ostracismo dei produttori che lo considerano decrepito a 70 anni, sono dei toccasana.
Così come lo è il disco che uscirà il mese prossimo: “Altre emozioni” mischia i grandi classici come Io Che Amo Solo Te e Canzone Per Te, pezzi di repertorio meno noti come Il Giardino Di Giovanni e Madame Guitar e l´inedito che dà il titolo all´album. Sperando che faccia una fine migliore degli ultimi 5, incisi tra il 1980 e il 1995, «non me li hanno mai davvero distribuiti». Sarà un mese cruciale, settembre: «Il Tribunale di Roma emetterà il verdetto sulla causa di plagio che ho mosso a Luis Bacalov: la sua colonna sonora del film “Il Postino“, che ha vinto l´Oscar nel 1996, è copiata dalla mia canzone Nelle Mie Notti. E vincerò: ho letto la perizia, mi dà ragione» È bello che la resurrezione di Endrigo inizi da Milano, la città che sul finire degli anni ’50 scoprì questo istriano taciturno, pensieroso e di ottime letture: «Cantavo nei night da nomi del tipo “Porta d´oro” e “Astoria”, qui ho firmato il mio primo contratto con una casa discografica, la Ricordi, a questa città ho dedicato uno dei miei successi, Via Broletto 34. Poi mi hanno detto che il numero civico 34 in via Broletto non c´è. Pazienza», dice durante il concerto. E giù a snocciolare Teresa, Mani Bucate, L´Arca Di Noè, Ci Vuole Un Fiore, e tutte le altre sue canzoni che mischiano impegno sociale e intimismo per un´oretta di concerto chiusa con “Le parole dell´addio”. Ma è solo un arrivederci.
[di Luigi Bolognini (da La Repubblica, sezione Milano; del 3 Agosto 2003)]
