Recensione_Programma_Recital_2004-05-06Desio, 6 Maggio 2004, un evento memorabile: il “Leone” ha graffiato ancora!

Dopo alcuni giorni di pioggia incessante, finalmente, nel milanese, una giornata di sereno: quasi a dare il benvenuto e a propiziare degnamente il tanto atteso arrivo di un artista straordinario in quel di Desio, graziosa città, sita nel cuore della Brianza.
Infatti l’Assessorato alla Cultura ed il Sindaco di Desio, Dottor Salvatore Pugliese, da tempo ormai promuovono convegni, performances, eventi di grande spessore culturale (ai quali, recentemente, hanno partecipato e/o sono stati dedicati a personaggi della statura della scrittrice/traduttrice Fernanda Pivano o dell’indimenticato creatore di raffinati e pregnanti brani, che risponde al nome di Fabrizio De Andrè).
In siffatto contesto non poteva certo mancare, ad impreziosire i fasti locali, Sergio Endrigo , il poeta-cantore per eccellenza.
E così è stato !
Desio ha ospitato l’artista nel Teatro ”Il Centro”, per un concerto dal titolo “Altre Emozioni”, tenutosi il 6 Maggio 2004 alle ore 21.00.
Verso le 15.00, Endrigo è giunto a Desio, proveniente da Roma; il Sindaco Pugliese e l’Assessore alla Cultura, Carlo Felice Butti, hanno tenuto in sua presenza una conferenza stampa per sottolineare adeguatamente la portata artistica dell’avvenimento e la grande gioia ed il vanto della cittadinanza di poter godere della presenza di un elemento di spicco nel panorama musicale, artistico e culturale del nostro Paese, che ha svolto un ruolo tra i più edificanti, importanti e creativi nell’ambito dei cosiddetti cantautori italiani, lungo l’arco temporale di ben oltre 10 lustri.
Il Primo Cittadino di Desio ed il suo Assessore hanno firmato una speciale dedica della serata espressamente coniata per Endrigo: “Le belle melodie hanno suoni e parole senza età. Io Che Amo Solo Te, Teresa, Lontano Dagli Occhi e tutte le canzoni che Sergio Endrigo ha scritto e cantato sono stelle luminose nel firmamento della musica… per questo canto e canto te…”.
Alla conferenza stampa ha fatto seguito un gradevole cocktail-rinfresco per i presenti.
Poi, Endrigo, da professionista serio e caparbio qual è – pur provato dal viaggio e da quel tipo di cerimonie, al quale, lui, tanto timido, anti-presenzialista e così schivo e riservato, non si è ancora assuefatto – sul palco ha cantato alcuni brani, per testarne la rispondenza acustica.

E’ ormai sera; sono le 20.45.
Recandoci verso il Teatro, sito in Via Conciliazione, 17, attraversiamo, a piedi, l’ampio piazzale, dove si erge l’imponente Cattedrale, sul cui lato sinistro si trova l’edificio nel quale si terrà l’attesissimo concerto.
Dinanzi a noi, poco lontano, notiamo un gruppetto di persone che, intirizzite dal freddo serale, si sta dirigendo frettolosamente verso la nostra stessa meta.
Ci accorgiamo che quelle donne e quegli uomini stanno parlando, con grande aspettativa, proprio del concerto: “…non capita tutti i giorni di poter sentire e vedere Sergio Endrigo …” “… Meno male…” “…Dai allunghiamo il passo…”. E, incontrati altri amici: “Ehi, venite anche voi. Su…veloci”. E anche gli altri si aggregano.
L’interno del Teatro, arredato con poltroncine rosse, nel giro di pochi minuti si riempie di pubblico.
Recensione_Programma_Foto_2004-05-06Alle 21.10 il sipario si apre e, dopo un breve ringraziamento rivolto ai presenti da Endrigo e l’auspicio sincero che possano rilassarsi, divertirsi ed ascoltare canzoni che fanno parte della storia e del vissuto non solo suo, ma anche loro, le prime note inequivocabilmente intonano quello che è divenuto il tradizionale brano d’inizio per i concerti di Sergio: la mitica e splendida “Mani Bucate”.
La commozione dilaga nella sala.
Sì, proprio quella che “ti prende alla gola e ti fa urlare di gioia”: nella voce palpitante dell’artista (per lui è sempre come fosse la prima volta) e nei cuori e nella memoria degli astanti.
Il tempo per un applauso convinto, affettuoso e prolungato, e poi di seguito Endrigo fa dono dell’ascolto di un altro capolavoro: Adesso Sì, con un Nicola Di Staso alla chitarra solista in uno stato di perfetta grazia, fantastico per inventiva musicale ed inarrivabile per abilità e versatilità.
Sergio introduce ogni brano con una presentazione oppure mediante il racconto di curiosità e di cronache di vita realmente vissuta.
E quindi ecco apparire una Via Broletto, 34, composta ed ispirata a Milano, svolta con una cadenza estremamente romantica e delicata, “in punta di piedi”, da parte di tutti gli elementi del trio, composto da Sergio e da Nicola e ultimamente completato dal bravo giovane chitarrista Andrea Esposito.
Sotto gli occhi attenti ed amorevoli di Matteo Perazzi (validamente supportato dal suo “segretario” privato, Giampiero), “webmaster” del sito internet di Endrigo, presente alla intera manifestazione, Sergio “attacca” con il “pezzo” musicale che gli ha tributato pubblica riconoscibilità, fama e successo: Io Che Amo Solo Te. E’ sicuramente per questo che – come debito di riconoscenza – il suo timbro vocale si vela di tanta nostalgia e di una pudica ritrosia e pertanto canta con un filo di voce (e molto probabilmente con una lacrima in cuore).
Scroscianti gli applausi generosi e gratificanti del pubblico, competente e assai composto.
Endrigo si sbizzarrisce nel racconto di una serie di aneddoti divertenti, ironici e brillanti, occorsi a lui in prima persona, incentrati sul tema dell’età (che, purtroppo, nel frattempo, passa), traendo spunto dal verso della sua canzone appena terminata “…io mi fermerò e ti regalerò quel che resta della mia gioventù”. E il pubblico apprezza questa sua vis comica, poco conosciuta.
È poi la volta de La Prima Compagnia, accostata con misura e grandissimo garbo, considerata anche la tematica che affronta.
Giunge quindi il momento per la presentazione dei suoi due validissimi collaboratori, alle chitarre.
Senza soluzione di continuità, nel diadema prezioso delle sue stupende composizioni viene subito incastonata Teresa, che strappa letteralmente al pubblico un sentito e caloroso applauso e consensi affettuosi all’indirizzo dell’interprete-autore.
Una doverosa “puntata” cubana viene immediatamente dopo offerta, avvalendosi de La Rosa Bianca, brano cesellato finemente sia dall’accompagnamento musicale davvero superlativo, che dall’esecutore vocale, che padroneggia l’idioma ispano-americano al pari della sua lingua madre.
E come non tributare un riuscitissimo omaggio alla memoria dell’amico poeta e musicista Vinicius De Moraes, porgendo garbatamente all’”audience” Come È Lontana Bahia, brano intriso di “saudade” e di una vena nostalgica e sottilmente triste.
Confessa candidamente Endrigo che il suo più grande cruccio è stato quello di non aver studiato seriamente ed in maniera approfondita e professionale la musica: gli sarebbe piaciuto – con la capacità di affrontare positivamente la tematica melodica, che si è, forse casualmente, ritrovato a possedere, visti i suoi fortuiti inizi di compositore (vedasi in proposito la sua autobiografia) – creare colonne sonore e musiche per pellicole cinematografiche.
Ma subito dopo narra che, nel 2001, durante una serie di concerti da lui tenuti con l’orchestra Sinfonica di Bari, sia nel capoluogo pugliese, che nel circondario, aveva confidato questo rammarico ad un musicista con il quale aveva stretto amicizia e questi gli aveva risposto che, probabilmente, in tal caso, non avrebbe mai scritto quelle meravigliose pagine di musica che sono le sue canzoni.
Nel collier di diamanti scintillanti che regala a Desio, Endrigo include anche una superba e deliziosa Spiaggia Libera, con effetti tropical-brasileiros-hawaiiani, che produce “good vibrations” nei cuori e nelle fantasie del pubblico in visibilio.
Madame Guitar a seguire. Confessione musicale di Endrigo al suo strumento principe.
Qualche tempo fa ci aveva raccontato Sergio che aveva quasi dimenticato – e quindi lasciato in disparte, per le sue “performances” – questo sublime brano. Lo riascoltò al Premio Tenco 2001, dedicato a lui ed alla sua carriera, nell’interpretazione di Roberto Vecchioni e ne “riscoprì” bellezza, freschezza e validità. Fu così che decise di inserirlo nei suoi recital.
Con voce flebile e fortemente commossa, Endrigo introduce quindi Canzone Per Te, istantaneamente riscontrata dall’auditorio con grandi ovazioni.
Tiene a sottolineare che va orgoglioso ancora oggi per aver scritto il verso “…la solitudine che tu mi hai regalato, io la coltivo come un fiore”: in un periodo in cui andavano per la maggiore Io Che Non Vivo, Io Per Lei Morirei, Piangerò Per Te e altri motivi similari, asserisce che è bellissimo, invece che morire per amore, … vivere d’amore!
L’ironia è quindi straripata, come un fiume in piena, senza argine alcuno, con il pezzo Mille Lire: coadiuvato a perfezione da Nicola Di Staso (che cosa non ha fatto con il suo strumento! Pareva avesse in mano non una, ma dieci chitarre !), Sergio ha reso al… mille per mille.
Corre l’obbligo di riferire che, a mano a mano un brano succedeva al successivo, Sergio è “cresciuto” sia in sicurezza, che in espressività e in qualità interpretativa.
Immancabile l’esecuzione de L’Arca Di Noè, con la partecipazione vocale e “manuale” di tutto il pubblico, letteralmente travolto dall’ultranoto motivo ed entusiasta oltre ogni previsione.
Le corde del ricordo e la memoria delle proprie radici istriane sono state toccate in modo esemplare, rispettoso e toccante, con la meravigliosa 1947.
L’anelito di un mondo concorde e realmente unito e felice hanno visto in Fare Festa la propria bandiera: con una ironica incisività (che mette in luce la stupidità umana di fronte a screzi e conflitti) è stato affrontato un tema di scottante attualità e di difficilissima soluzione: un bravo incondizionato al cantautore, alla sua fertile creatività ed alla sua toccante sensibilità.
A questo punto, Endrigo – ormai stanco e provato da una giornata particolarmente densa di impegni – desiderava proporre la sua ultima composizione Altre Emozioni, ma, purtroppo, sulla tenacia e caparbietà dell’uomo, ha potuto solo la fatica (il concerto, con quanto lo ha preceduto, non ha avuto soste di sorta, senza cenare inoltre, come d’uso tra gli artisti): per cui, con amarezza, Sergio non se l’è sentita più di insistere e di procedere nella sua esecuzione. E il pubblico ha compreso.
A margine del concerto, notava Matteo Perazzi che Sergio è l’unico artista al mondo a non promuovere e pubblicizzare la sua più recente fatica discografica…
Il concerto si è concluso con un tributo all’arguzia di Gianni Rodari , la cui creazione Ci Vuole Un Fiore “prende” tutti quanti, sempre, in ogni tempo e circostanza: all’asilo come in concerto.
Il bis: Le Parole Dell’Addio. A un amore che finisce non si devono aggiungere frasi, espressioni che farebbero unicamente del male ad uno o ad entrambi: tutto è concluso e le parole “non servono più” (come le lacrime di Adesso Sì).
Il Sindaco di Desio ha infine ringraziato, con deferenza e grande cordialità, Endrigo e lo ha invitato a continuare a diffondere l’amore per le cose belle ed ingegnose, per mezzo delle sue splendide canzoni.

Poi, per oltre mezzora, Endrigo attorniato da fan e simpatizzanti, per autografi, congratulazioni, complimenti, ringraziamenti e informazioni su ogni cosa…
E lui, finalmente con l’inseparabile sigaro, pazientemente a dispensare ascolto, sorrisi, disponibilità totale e… gradevoli ed argute barzellette.

Una serata magica e fantastica per un intramontabile (e come non potrebbe esserlo l’autore di tante perle poetico-musicali?) mito settantunenne, che nonostante quanto gli è capitato di pessimo, reagisce con fermezza, persiste nell’incontro (“amico, la vita è l’arte dell’incontro”) con il pubblico tutto, vuole cantare per sé e per chi desidera ascoltarlo e…canta.

In questo suo percorso, lo ha accompagnato – insieme al bravo neofita Andrea Esposito – l’inseparabile Nicola Di Staso (11 anni di stretta collaborazione artistica, fatta di solida e sincera amicizia, di forte simpatia e di tanti concerti in Italia e all’estero), chitarra solista, fantasista poliedrico, virtuoso delle corde e delle percussioni, creatore dal nulla e dal niente di “sound” mirabolanti, incredibili e fantastici, tali da lasciare l’”audience” ammirata e stupita da tanta capacità e bravura nel gestire lo strumento e nel seguire come un’ombra (lo ribattezziamo, seduta stante, “shadow”, anche per la sua ammirazione “sfegatata” all’omonimo mitico complesso inglese, al quale si ispira e deve molta della sua formazione artistico-musicale) Endrigo, nelle sue esecuzioni, tanto da costituire per questo ultimo un punto fermo, essenziale e di sicuro riferimento: non sarebbe concepibile l’uno senza la presenza dell’altro, in un recital dal vivo.

Pertanto non una icona, relegata in un lontano ed ormai sbiadito passato, ma l’Artista SERGIO ENDRIGO , un uomo pieno di voglia di vivere, ricco ancora e sempre più di emozioni da profondere a piene mani verso chi lo sente e lo avvicina: un dono mirabile ed unico di questo strambo creato.

[F. P. e G. F. G.]