Recensione_Logo_RadioCittaFuturaGradevole e fresca sera di Agosto, quella del 19.
Mi reco, grazie all’invito di un mio amico, a Castel Sant’Angelo. Mentre sono alla ricerca di acquistare un gelato, scopro grazie ad un piccolo cartello che più tardi ci sarà un concerto di Sergio Endrigo. Decido di rimanere, curioso di riascoltare dal vivo, le sue belle pagine musicali. C’è folla, tanta folla che cerca garbatamente di sedersi sulle sedie messe a disposizione del Comune di Roma, l’organizzatore della Serata. La gente in attesa del cantautore istriano ascolta distrattamente una ragazza che canta alcuni motivi. Passa il tempo; più di un’ora ed il pubblico smania affinchè il concerto di Endrigo inizi. Comincia ad applaudire, ad urlare il suo nome, ma invano. Dopo un quarto d’ora circa, su un pannello iniziano a scorrere le immagini che ricordano al pubblico il percorso artistico di Sergio. Alla fine di questo filmato, spunta Endrigo supportato da un ottimo chitarrista. Si siede su uno sgabello. Appare invecchiato. Attacca a cantare Mani Bucate e subito il pubblico ritrova un “Amico di sempre”.
Tra una canzone e l’altra racconta aneddoti, ci spiega come è nata questa o quella canzone, che dopo qualche minuto andrà a cantare. Lo fa anche per il suo secondo brano della serata Via Broletto 34.
Di seguito interpreta due pezzi della recente produzione, meno conosciuti al grande pubblico ma ugualmente validi, Mille Lire, storia odierna dei tanti “Vu cumprà” che affollano il nostro paese – denotando ancora una volta quanto i temi affrontati nelle sue canzoni siano attuali – e Fare Festa, canzone abbastanza polemica e dissacratoria con la quale comunica l’inutilità delle divisioni religiose.

Successivamente riesce ad emozionare il pubblico proponendo due delle tante canzoni dedicate ai nomi femminili, Teresa e Sophia, creando un’atmosfera magica nella bella cornice che già ci è offerta dal luogo in cui sono.
Non potevano certo mancare due dei suoi più grandi hit: Canzone Per Te, con la quale vinse il Festival di Sanremo 1968, ed Io Che Amo Solo Te, evergreen d’effetto. Endrigo fa davvero fatica a cantarle. La voce non è più quella di un tempo, forse anche a causa dei problemi di salute che lo scorso anno ha avuto. Ma quando intona L’Arca Di Noè, il popolare brano presentato all’edizione 1970 del festival di Sanremo, tutto il pubblico (me compreso) canta il refrain con trasporto, restituendo a Sergio il calore che Egli sempre ha dimostrato al suo pubblico, perdonandolo anche della sua non perfetta esecuzione di alcuni brani precedenti.
Inoltre gli viene consegnato un premio dalle mani dell’Onorevole Maria Pia Garavaglia, vice sindaco di Roma
Chiude la serata , ricordando alcune collaborazioni importanti,che ha avuto nel corso della sua carriera, come quella intrattenuta con Gianni Rodari, autore del testo di Ci Vuole Un Fiore, hit discografico degli anni settanta destinato al pubblico “dei più piccini”. Ma questa canzone piace anche ai grandi e sicuramente vuole significare che davvero tutto il tempo passato non è andato perso e che Sergio tuttora ha un posto di rilievo nel cuore dei suoi fans.

[Ugo Ficini]