Ago 17, 2014
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Bellissima

Tratto dall’album “La voce dell’uomo” del 1974. I’s only an experiment, sorry for any mistakes in traslation.
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Recital a Milano (Marzo 2001)

00Recensioni aprile, 17

Sergio Endrigo, ritorno con applausi
LA RIVINCITA DI UN CANTANTE PER BENE
di Luigi Bolognini

Quella faccia un po’ così, quell’espressione un po’ così che ha solo Sergio Endrigo sono rimaste tali e quali anche col passare degli anni, anche col rarefarsi dei concerti e dei suoi dischi. «In realtà ho inciso 5 cd dall’80 al ‘95, ma non li hanno mai distribuiti davvero. E in tv non mi invitano» protesta garbatamente il cantautore. Motivo? Non ha immagine, anzi ha proprio la nomea del triste. In tempi in cui nella musica imperano rumore e look giovanilistici, questo è un peccato capitale. Anche se disponi di uno dei maggiori talenti musicali e poetici italiani, che assieme a gente come Paoli, Bindi, Tenco diede la scossa a una scena musicale incrodata sulla melodia classica e sulle banalità romantiche proponendo canzoni fatte di impegno sociale e intimismo che parlavano dei problemi della vita quotidiana. «La verità è che i tempi sono cambiati: una volta cantavo per i sessantenni e per i quindicenni, ora no».
Eppure sono ancora tanti ad amare Endrigo, come hanno dimostrato i tre concerti milanesi che, a sorpresa, hanno interrotto un ritiro dalle scene quasi totale. Ai primi due, lo scorso fine settimana, hanno dovuto mandare via la gente perché il teatro Verga non bastava. Al terzo, per l’otto marzo, pure il teatro l’Arca era pressoché pieno. Chiamato a rendere omaggio alle donne, Endrigo le ha cantate in mille modi. Da quello malinconico di Canzone per te («la solitudine che tu mi hai regalato io la coltivo come un fiore») a quello realista di Teresa («per te non sono stato il primo, nemmeno l’ultimo»), da quello ironico di Via Broletto 34 («quando io la bacio lei ride o parla d’altro o mangia noccioline») a quello rassegnato di Annamaria («l’inverno è già tornato senza te, di te mi resterà solo il tuo dolce nome»). E il pubblico, fatto sì in maggioranza di donne ma anche di una robusta minoranza di uomini (in prima fila Ricky Gianco) ha gradito, regalando applausi a scena aperta a lui e al suo partner alla chitarra, l’ottimo Nicola di Staso.

[di Luigi Bolognini (da La Repubblica, sezione Milano; del 10 Marzo 2001)]

Recital al Parco Lambro di Milano (1 Agosto 2003)

00Recensioni aprile, 17

Il cantautore in scena dopo 14 mesi di stop per la malattia
ENDRIGO, A 70 CON “ALTRE EMOZIONI”
A settembre il nuovo disco e il verdetto nella causa di plagio contro Luis Bacalov

di Luigi Bolognini

Avviso al mondo della musica italiana: Sergio Endrigo è tornato. Non solo vegeto ma anche vivo, eccome. Il primo concerto del padre nobile della canzone d´autore italiana dopo l´ischemia cerebrale che giusto un anno fa lo colpì è tranquillizzante: nessun danno, forse solo un po´ di legnosità nel muoversi, «ma ho appena fatto il menisco» scherza. Ma per il resto è l´Endrigo di sempre: negli occhi malinconici ed espressivi, nella voce (che l´emozione un po´ gli increspa), nel vivere con il cuore le canzoni che fa vivere con la voce, nel creare e ricreare atmosfere grazie anche alla valida chitarra di Nicola Di Staso, nella capacità di emozionare. E di emozionarsi. Perché il concerto di venerdì sera, a inaugurare la rassegna “R…estate in zona 3” al parco Lambro, più di tutti è stato importante proprio per Endrigo: il riascoltare l´applauso del pubblico – circa 300 persone – il sentirsi ancora vivo dopo 14 mesi di inattività che glielo avevano fatto dubitare fortemente, tra la malattia e l´ostracismo dei produttori che lo considerano decrepito a 70 anni, sono dei toccasana.
Così come lo è il disco che uscirà il mese prossimo: “Altre emozioni” mischia i grandi classici come Io Che Amo Solo Te e Canzone Per Te, pezzi di repertorio meno noti come Il Giardino Di Giovanni e Madame Guitar e l´inedito che dà il titolo all´album. Sperando che faccia una fine migliore degli ultimi 5, incisi tra il 1980 e il 1995, «non me li hanno mai davvero distribuiti». Sarà un mese cruciale, settembre: «Il Tribunale di Roma emetterà il verdetto sulla causa di plagio che ho mosso a Luis Bacalov: la sua colonna sonora del film “Il Postino“, che ha vinto l´Oscar nel 1996, è copiata dalla mia canzone Nelle Mie Notti. E vincerò: ho letto la perizia, mi dà ragione» È bello che la resurrezione di Endrigo inizi da Milano, la città che sul finire degli anni ’50 scoprì questo istriano taciturno, pensieroso e di ottime letture: «Cantavo nei night da nomi del tipo “Porta d´oro” e “Astoria”, qui ho firmato il mio primo contratto con una casa discografica, la Ricordi, a questa città ho dedicato uno dei miei successi, Via Broletto 34. Poi mi hanno detto che il numero civico 34 in via Broletto non c´è. Pazienza», dice durante il concerto. E giù a snocciolare Teresa, Mani Bucate, L´Arca Di Noè, Ci Vuole Un Fiore, e tutte le altre sue canzoni che mischiano impegno sociale e intimismo per un´oretta di concerto chiusa con “Le parole dell´addio”. Ma è solo un arrivederci.

[di Luigi Bolognini (da La Repubblica, sezione Milano; del 3 Agosto 2003)]

Recital al Tourist’s Village di Roma (19 Agosto 2003)

00Recensioni aprile, 17

Recensione_Logo_RadioCittaFuturaGradevole e fresca sera di Agosto, quella del 19.
Mi reco, grazie all’invito di un mio amico, a Castel Sant’Angelo. Mentre sono alla ricerca di acquistare un gelato, scopro grazie ad un piccolo cartello che più tardi ci sarà un concerto di Sergio Endrigo. Decido di rimanere, curioso di riascoltare dal vivo, le sue belle pagine musicali. C’è folla, tanta folla che cerca garbatamente di sedersi sulle sedie messe a disposizione del Comune di Roma, l’organizzatore della Serata. La gente in attesa del cantautore istriano ascolta distrattamente una ragazza che canta alcuni motivi. Passa il tempo; più di un’ora ed il pubblico smania affinchè il concerto di Endrigo inizi. Comincia ad applaudire, ad urlare il suo nome, ma invano. Dopo un quarto d’ora circa, su un pannello iniziano a scorrere le immagini che ricordano al pubblico il percorso artistico di Sergio. Alla fine di questo filmato, spunta Endrigo supportato da un ottimo chitarrista. Si siede su uno sgabello. Appare invecchiato. Attacca a cantare Mani Bucate e subito il pubblico ritrova un “Amico di sempre”.
Tra una canzone e l’altra racconta aneddoti, ci spiega come è nata questa o quella canzone, che dopo qualche minuto andrà a cantare. Lo fa anche per il suo secondo brano della serata Via Broletto 34.
Di seguito interpreta due pezzi della recente produzione, meno conosciuti al grande pubblico ma ugualmente validi, Mille Lire, storia odierna dei tanti “Vu cumprà” che affollano il nostro paese – denotando ancora una volta quanto i temi affrontati nelle sue canzoni siano attuali – e Fare Festa, canzone abbastanza polemica e dissacratoria con la quale comunica l’inutilità delle divisioni religiose.

Successivamente riesce ad emozionare il pubblico proponendo due delle tante canzoni dedicate ai nomi femminili, Teresa e Sophia, creando un’atmosfera magica nella bella cornice che già ci è offerta dal luogo in cui sono.
Non potevano certo mancare due dei suoi più grandi hit: Canzone Per Te, con la quale vinse il Festival di Sanremo 1968, ed Io Che Amo Solo Te, evergreen d’effetto. Endrigo fa davvero fatica a cantarle. La voce non è più quella di un tempo, forse anche a causa dei problemi di salute che lo scorso anno ha avuto. Ma quando intona L’Arca Di Noè, il popolare brano presentato all’edizione 1970 del festival di Sanremo, tutto il pubblico (me compreso) canta il refrain con trasporto, restituendo a Sergio il calore che Egli sempre ha dimostrato al suo pubblico, perdonandolo anche della sua non perfetta esecuzione di alcuni brani precedenti.
Inoltre gli viene consegnato un premio dalle mani dell’Onorevole Maria Pia Garavaglia, vice sindaco di Roma
Chiude la serata , ricordando alcune collaborazioni importanti,che ha avuto nel corso della sua carriera, come quella intrattenuta con Gianni Rodari, autore del testo di Ci Vuole Un Fiore, hit discografico degli anni settanta destinato al pubblico “dei più piccini”. Ma questa canzone piace anche ai grandi e sicuramente vuole significare che davvero tutto il tempo passato non è andato perso e che Sergio tuttora ha un posto di rilievo nel cuore dei suoi fans.

[Ugo Ficini]

Presentazione “Altre Emozioni” (3 Dicembre 2003)

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Recensione_Altre Emozioni_bookletA quasi 10 anni dall’uscita del precedente album, Sergio Endrigo presenta alla stampa la sua ultima fatica: Altre Emozioni. Sono le 12,30 di una soleggiata e tiepida mattinata romana. La sala in cui verrà presentato il nuovo album è ormai al completo: Sergio, sua figlia Claudia, il produttore Edoardo De Angelis, giornalisti, critici, amici e semplici appassionati, tutti riuniti per questa speciale occasione. Ed è De Angelis a inaugurare la cerimonia sottolineando l’importanza dell’evento: “E’ questo un giorno fortunato ed importante della mia vita. Un progetto che è nato un paio di anni fa ma che, per vari motivi, ha subito diversi slittamenti. Per questo fa ancora più piacere presentare oggi un album tanto a lungo atteso”. Un disco che nasce dall’amicizia tra lo stesso De Angelis, Sergio Endrigo e il direttore d’orchestra ed arrangiatore Valter Sivilotti che, grazie alla sua estrazione classica, ha donato nuova linfa ai brani storici del cantautore istriano. La scelta dei quindici brani è avvenuta in maniera particolare: da un lato ci sono i grandi successi di Endrigo che non potevano di certo mancare (Canzone Per Te, Io Che Amo Solo Te, L’Arca Di Noè, Aria Di Neve…), dall’altro la riscoperta di alcune canzoni contenute in album passati colpevolmente inosservati (Madame Guitar, Questo È Amore, Il Giardino Di Giovanni, Allora Balliamo,…).
È un Sergio di buon umore quello che, per il suo intervento, prende scherzosamente spunto dalla sede della cerimonia: “In un negozio con tanti CD, perché dovrebbero comperare proprio il mio?”. Ma poi aggiunge che ha avuto lo stesso pensiero anche con il suo primo 45 giri, quando poi “è andato tutto bene…”.
Viene diffusa dagli altoparlanti l’inedita Altre Emozioni. Il pubblico ascolta in silenzio. Al termine scoppia, sincero, un vigoroso e lungo applauso. Sergio sottolinea, quasi stupito, che la nuova canzone sta piacendo un po’ a tutti, “in particolare a quelli che hanno ormai più di 35 anni. Si spera sempre in emozioni nuove e positive, soprattutto in un mondo in cui quotidianamente si vedono e si vivono cose terribili.”
Una parola anche per la figlia Claudia: “È stata Valter a volerla fortemente dopo averla sentita per caso canticchiare a casa mia. Un tocco di femminilità che contribuisce ad arricchire e a ringiovanire le mie canzoni. E pensare che da giovane le piaceva Elton John…”
Ed è proprio Claudia che prende la parola e ci racconta che “quando mi hanno detto se desiderassi cantare nell’album di papà, subito pensavo ad uno scherzo! Ma è stata una esperienza davvero grande: entrare in uno studio di registrazione per cantare le canzoni di mio padre, le canzoni con cui sono cresciuta…”. È Sergio poi a svelarci un inedito episodio a proposito della presenza nel disco di sua figlia: “Mi ha chiamato l’altro giorno Bruno Lauzi e mi ha detto: <<Sergio, tua figlia canta meglio di te!>>”
Prima di ascoltare L’Arca Di Noè, De Angelis narra un piccolo retroscena a proposito di questa canzone: è stato l’editore tedesco a volere assolutamente che fosse inserita nell’album nonostante non fosse originariamente prevista. È stato richiamato così in studio di registrazione Valter Sivilotti che, da solo al piano, ha accompagnato Claudia e Sergio. Una canzone registrata in extremis, in pochi minuti, ma “forse per questo la più riuscita”. Al termine come di consueto l’applauso, interrotto da una battuta di Sergio: “Nel 1970 quando la Roma giocava allo stadio, i tifosi cantavano <<partirà, la Roma partirà>>…speriamo parta adesso!”. Il momento di ilarità è pretesto per un commento acido nei confronti di certe etichette affibbiategli anni fa: “Ho la fama di cantante triste. Ricordo che durante le pose del mio primo servizio fotografico il fotografo continuava a ripetermi <<Sorrida!>> e io replicavo <<…ma sto sorridendo!>>. Il tutto non era poi facilitato dal play-back che si usava allora in televisione: ero talmente concentrato sulla sincronia movimento della bocca / audio che non mi preoccupavo della mia espressione. Per sfatare queste voci vi racconterò una barzelletta…”. I presenti apprezzano con un applauso e una fragorosa risata questo suo lato meno noto.
È ormai il momento di lasciare spazio alle domande dei giornalisti. Chiedono a Sergio se sarebbe disposto a tornare al Festival di Sanremo, ma lui è categorico: “Neanche se mi pagassero! Non è più come una volta, ormai le canzoni non contano più, sono più importanti i comici e tutta la cornice che c’è attorno. E poi perché uno deve passare 4 ore davanti alla TV per ascoltare 14 canzoni…?”
I giornalisti sono forse curiosi di conoscere più da vicino “l’estranea” Claudia e concentrano su di lei domande rivolte a capirne la personalità e i motivi che l’hanno spinta a partecipare al disco: “Io sono una dipendente della RAI. Faccio quindi un lavoro completamente diverso. Non sono timida, ma piuttosto riservata: l’idea di apparire in TV comunque mi terrorizza, ma mi piacerebbe continuare a cantare, magari realizzando un CD in brasiliano… E pensare che in uno studio di registrazione ci sono entrata solo altre due volte: da bambina ho cantato in Ci Vuole Un Fiore e da ragazza ho realizzato un jingle pubblicitario. Ho l’impressione però che le mie aspirazioni artistiche rimarranno un grande sogno…”.
L’ultima domanda è relativa alla partecipazione di Rossana Casale, De Angelis si incarica della risposta: “È da poco entrata a far parte della scuderia D’Autore e si è da subito dichiarata interessata a duettare con Sergio, felice della possibilità: è stato quindi facile organizzare poi l’incontro artistico. Un plauso a Rossana: non era facile per lei, per il suo stile e la sua tonalità entrare a pieno in Era D’Estate, ma il risultato finale è eccellente.”
La presentazione è ormai giunta al termine. Qualcuno si avvicina timorosamente a Sergio per un saluto, altri in cerca di un autografo che non nega mai a nessuno. Molti lo ringraziano di essere ritornato sulle scene, lui quasi imbarazzato sorride.
È la volta del brindisi finale: Grazie Sergio per averci regalato ancora una volta altre emozioni

[Matteo Perazzi]