Ago 17, 2014
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Teatro Quirino di Roma (2 Maggio 2004)

00Recensioni aprile, 17

C’era un pubblico numeroso ed emozionato domenica sera al Teatro Quirino di Roma ad ascoltare Sergio Endrigo. Endrigo stesso non si aspettava una tale partecipazione considerando che da troppi anni ormai i numeri non gli danno ragione.
Emozionato anche lui quindi ma nel complesso in buona forma nonostante i recenti problemi di salute.
Con lui, sul palco, Andrea Esposito e Nicola Distasio alle chitarre e un maxischermo che ripropone immagini del suo lungo percorso artistico. Il recital si apre con un assolo di Maurizio Sallusti al sax che “saluta” Endrigo con le note di Io Che Amo Solo Te fortunatissimo brano del 1962 che almeno per il grande pubblico è forse il pezzo che più lo rappresenta. Quindi è la volta di Achille Millo grande “voce” di tanti grandi poeti che recita per Endrigo una poesia di Endrigo stesso, “uno dei tanti scritti che nel tempo ho accumulato e per questa occasione tirato fuori dal cassetto”. La poesia è bella e coinvolge, come del resto le più di duecento che nel corso degli anni ha invece deciso di cantare.
Il concerto è patrocinato dal Comune di Roma e l’assessore alle politiche culturale Borgna autore di una famosa “Storia della Canzone italiana” consegna ad Endrigo un premio alla carriera da parte del Sindaco.
Assenti i “grandi” della canzone d’autore che non conoscono evidentemente chi è il loro padre (poveretti !), è invece del pubblico Amedeo Minghi che invitato dalla presentatrice a salire sul palco a fine concerto, ha speso parole di grande ammirazione per Endrigo sottolineando, un po’ incautamente forse, di sentirsi un suo discepolo. Con Endrigo si sono esibiti, interpretando sue canzoni, Cristian Mancini Carlo Carulli e Gegia.
Purtroppo Sergio Endrigo continua a non essere proposto per quello che vale e per ciò che rappresenta nel panorama della cultura musicale italiana del novecento. Forse un po’ di responsabilità le ha anche lui: troppo onesto, troppo modesto nel definirsi, nel proporsi nel raccontarsi. Certo, proprio per questo è un grande uomo per queste sue qualità morali che ne fanno un antidivo, una persona semplice e cordiale. “Un uomo buono” ha detto di lui il giovane Carlo Carulli salutando il pubblico dopo aver cantato un suo brano. Talmente buono e onesto che essendo, peraltro, nato nel 1933, tutti coloro che domenica sera sono saliti sul palco sembravano andati per salutare un caro vecchio zio sul viale del tramonto. Ed Endrigo se ne è accorto. E l’ha detto a chiare note che non era lì per elemosinare commiserevoli effusioni ma per proporre la sua arte, la sua musica la sua poesia.
A noi che lo seguiamo da sempre, che lo abbiamo ascoltato per venti trenta o quarant’anni le cose ci sono apparse subito chiare. Alle 21,15 sul palco del Teatro Quirino per noi è salito l’autore di canzoni che più di ogni altro in Italia ha saputo cantare cosa vuol dire nella sua interezza “l’essere uomini” consegnandoci alcune tra le più belle canzoni di tutti i tempi.
Io sono convinto che alla fine dello spettacolo se ne siano resi conto tutti i presenti. Anche quelli venuti solo per sapere se ancora se la cava con la voce o per riascoltare qualche motivetto di trent’anni fa o perché il concerto era gratuito. Sono convinto che si siano accorti che Endrigo può e deve essere recitato, come ha fatto Achille Millo e che quando si va ad ascoltare Sergio Endrigo si va – oltre che per sentire musica – per chiacchierare di poesia e di canzoni di storia e di storie per ascoltare barzellette e per far filosofia. Con Endrigo si fa cultura insomma.
Vinicius de Moraes, Ungaretti, Jose Marti, Borges tra i poeti conosciuti amati tradotti e ricordati da Endrigo nel suo spettacolo di ieri sera. Cultura a tutto tondo quindi e non solo musicale. Cultura autentica non millantata, piacevole e discreta, di valore ma per tutti, che rallegra chi la riconosce e incuriosisce chi la ignora.
Grazie Sergio per essere stato con noi al Teatro Quirino. Ma noi ti rivogliamo al più presto. Con l’augurio e con la speranza che per il prossimo appuntamento l’universo musicale e artistico di questo nostro paese si svegli improvvisamente da un incomprensibile letargo e stia lì con te a cantare e suonare le tue grandi canzoni e ad applaudire la tua arte.

[Paolo Chieruzzi]

Teatro Cinema Il Centro di Desio (MI) (6 Maggio 2004)

00Recensioni aprile, 17

Recensione_Programma_Recital_2004-05-06Desio, 6 Maggio 2004, un evento memorabile: il “Leone” ha graffiato ancora!

Dopo alcuni giorni di pioggia incessante, finalmente, nel milanese, una giornata di sereno: quasi a dare il benvenuto e a propiziare degnamente il tanto atteso arrivo di un artista straordinario in quel di Desio, graziosa città, sita nel cuore della Brianza.
Infatti l’Assessorato alla Cultura ed il Sindaco di Desio, Dottor Salvatore Pugliese, da tempo ormai promuovono convegni, performances, eventi di grande spessore culturale (ai quali, recentemente, hanno partecipato e/o sono stati dedicati a personaggi della statura della scrittrice/traduttrice Fernanda Pivano o dell’indimenticato creatore di raffinati e pregnanti brani, che risponde al nome di Fabrizio De Andrè).
In siffatto contesto non poteva certo mancare, ad impreziosire i fasti locali, Sergio Endrigo , il poeta-cantore per eccellenza.
E così è stato !
Desio ha ospitato l’artista nel Teatro ”Il Centro”, per un concerto dal titolo “Altre Emozioni”, tenutosi il 6 Maggio 2004 alle ore 21.00.
Verso le 15.00, Endrigo è giunto a Desio, proveniente da Roma; il Sindaco Pugliese e l’Assessore alla Cultura, Carlo Felice Butti, hanno tenuto in sua presenza una conferenza stampa per sottolineare adeguatamente la portata artistica dell’avvenimento e la grande gioia ed il vanto della cittadinanza di poter godere della presenza di un elemento di spicco nel panorama musicale, artistico e culturale del nostro Paese, che ha svolto un ruolo tra i più edificanti, importanti e creativi nell’ambito dei cosiddetti cantautori italiani, lungo l’arco temporale di ben oltre 10 lustri.
Il Primo Cittadino di Desio ed il suo Assessore hanno firmato una speciale dedica della serata espressamente coniata per Endrigo: “Le belle melodie hanno suoni e parole senza età. Io Che Amo Solo Te, Teresa, Lontano Dagli Occhi e tutte le canzoni che Sergio Endrigo ha scritto e cantato sono stelle luminose nel firmamento della musica… per questo canto e canto te…”.
Alla conferenza stampa ha fatto seguito un gradevole cocktail-rinfresco per i presenti.
Poi, Endrigo, da professionista serio e caparbio qual è – pur provato dal viaggio e da quel tipo di cerimonie, al quale, lui, tanto timido, anti-presenzialista e così schivo e riservato, non si è ancora assuefatto – sul palco ha cantato alcuni brani, per testarne la rispondenza acustica.

E’ ormai sera; sono le 20.45.
Recandoci verso il Teatro, sito in Via Conciliazione, 17, attraversiamo, a piedi, l’ampio piazzale, dove si erge l’imponente Cattedrale, sul cui lato sinistro si trova l’edificio nel quale si terrà l’attesissimo concerto.
Dinanzi a noi, poco lontano, notiamo un gruppetto di persone che, intirizzite dal freddo serale, si sta dirigendo frettolosamente verso la nostra stessa meta.
Ci accorgiamo che quelle donne e quegli uomini stanno parlando, con grande aspettativa, proprio del concerto: “…non capita tutti i giorni di poter sentire e vedere Sergio Endrigo …” “… Meno male…” “…Dai allunghiamo il passo…”. E, incontrati altri amici: “Ehi, venite anche voi. Su…veloci”. E anche gli altri si aggregano.
L’interno del Teatro, arredato con poltroncine rosse, nel giro di pochi minuti si riempie di pubblico.
Recensione_Programma_Foto_2004-05-06Alle 21.10 il sipario si apre e, dopo un breve ringraziamento rivolto ai presenti da Endrigo e l’auspicio sincero che possano rilassarsi, divertirsi ed ascoltare canzoni che fanno parte della storia e del vissuto non solo suo, ma anche loro, le prime note inequivocabilmente intonano quello che è divenuto il tradizionale brano d’inizio per i concerti di Sergio: la mitica e splendida “Mani Bucate”.
La commozione dilaga nella sala.
Sì, proprio quella che “ti prende alla gola e ti fa urlare di gioia”: nella voce palpitante dell’artista (per lui è sempre come fosse la prima volta) e nei cuori e nella memoria degli astanti.
Il tempo per un applauso convinto, affettuoso e prolungato, e poi di seguito Endrigo fa dono dell’ascolto di un altro capolavoro: Adesso Sì, con un Nicola Di Staso alla chitarra solista in uno stato di perfetta grazia, fantastico per inventiva musicale ed inarrivabile per abilità e versatilità.
Sergio introduce ogni brano con una presentazione oppure mediante il racconto di curiosità e di cronache di vita realmente vissuta.
E quindi ecco apparire una Via Broletto, 34, composta ed ispirata a Milano, svolta con una cadenza estremamente romantica e delicata, “in punta di piedi”, da parte di tutti gli elementi del trio, composto da Sergio e da Nicola e ultimamente completato dal bravo giovane chitarrista Andrea Esposito.
Sotto gli occhi attenti ed amorevoli di Matteo Perazzi (validamente supportato dal suo “segretario” privato, Giampiero), “webmaster” del sito internet di Endrigo, presente alla intera manifestazione, Sergio “attacca” con il “pezzo” musicale che gli ha tributato pubblica riconoscibilità, fama e successo: Io Che Amo Solo Te. E’ sicuramente per questo che – come debito di riconoscenza – il suo timbro vocale si vela di tanta nostalgia e di una pudica ritrosia e pertanto canta con un filo di voce (e molto probabilmente con una lacrima in cuore).
Scroscianti gli applausi generosi e gratificanti del pubblico, competente e assai composto.
Endrigo si sbizzarrisce nel racconto di una serie di aneddoti divertenti, ironici e brillanti, occorsi a lui in prima persona, incentrati sul tema dell’età (che, purtroppo, nel frattempo, passa), traendo spunto dal verso della sua canzone appena terminata “…io mi fermerò e ti regalerò quel che resta della mia gioventù”. E il pubblico apprezza questa sua vis comica, poco conosciuta.
È poi la volta de La Prima Compagnia, accostata con misura e grandissimo garbo, considerata anche la tematica che affronta.
Giunge quindi il momento per la presentazione dei suoi due validissimi collaboratori, alle chitarre.
Senza soluzione di continuità, nel diadema prezioso delle sue stupende composizioni viene subito incastonata Teresa, che strappa letteralmente al pubblico un sentito e caloroso applauso e consensi affettuosi all’indirizzo dell’interprete-autore.
Una doverosa “puntata” cubana viene immediatamente dopo offerta, avvalendosi de La Rosa Bianca, brano cesellato finemente sia dall’accompagnamento musicale davvero superlativo, che dall’esecutore vocale, che padroneggia l’idioma ispano-americano al pari della sua lingua madre.
E come non tributare un riuscitissimo omaggio alla memoria dell’amico poeta e musicista Vinicius De Moraes, porgendo garbatamente all’”audience” Come È Lontana Bahia, brano intriso di “saudade” e di una vena nostalgica e sottilmente triste.
Confessa candidamente Endrigo che il suo più grande cruccio è stato quello di non aver studiato seriamente ed in maniera approfondita e professionale la musica: gli sarebbe piaciuto – con la capacità di affrontare positivamente la tematica melodica, che si è, forse casualmente, ritrovato a possedere, visti i suoi fortuiti inizi di compositore (vedasi in proposito la sua autobiografia) – creare colonne sonore e musiche per pellicole cinematografiche.
Ma subito dopo narra che, nel 2001, durante una serie di concerti da lui tenuti con l’orchestra Sinfonica di Bari, sia nel capoluogo pugliese, che nel circondario, aveva confidato questo rammarico ad un musicista con il quale aveva stretto amicizia e questi gli aveva risposto che, probabilmente, in tal caso, non avrebbe mai scritto quelle meravigliose pagine di musica che sono le sue canzoni.
Nel collier di diamanti scintillanti che regala a Desio, Endrigo include anche una superba e deliziosa Spiaggia Libera, con effetti tropical-brasileiros-hawaiiani, che produce “good vibrations” nei cuori e nelle fantasie del pubblico in visibilio.
Madame Guitar a seguire. Confessione musicale di Endrigo al suo strumento principe.
Qualche tempo fa ci aveva raccontato Sergio che aveva quasi dimenticato – e quindi lasciato in disparte, per le sue “performances” – questo sublime brano. Lo riascoltò al Premio Tenco 2001, dedicato a lui ed alla sua carriera, nell’interpretazione di Roberto Vecchioni e ne “riscoprì” bellezza, freschezza e validità. Fu così che decise di inserirlo nei suoi recital.
Con voce flebile e fortemente commossa, Endrigo introduce quindi Canzone Per Te, istantaneamente riscontrata dall’auditorio con grandi ovazioni.
Tiene a sottolineare che va orgoglioso ancora oggi per aver scritto il verso “…la solitudine che tu mi hai regalato, io la coltivo come un fiore”: in un periodo in cui andavano per la maggiore Io Che Non Vivo, Io Per Lei Morirei, Piangerò Per Te e altri motivi similari, asserisce che è bellissimo, invece che morire per amore, … vivere d’amore!
L’ironia è quindi straripata, come un fiume in piena, senza argine alcuno, con il pezzo Mille Lire: coadiuvato a perfezione da Nicola Di Staso (che cosa non ha fatto con il suo strumento! Pareva avesse in mano non una, ma dieci chitarre !), Sergio ha reso al… mille per mille.
Corre l’obbligo di riferire che, a mano a mano un brano succedeva al successivo, Sergio è “cresciuto” sia in sicurezza, che in espressività e in qualità interpretativa.
Immancabile l’esecuzione de L’Arca Di Noè, con la partecipazione vocale e “manuale” di tutto il pubblico, letteralmente travolto dall’ultranoto motivo ed entusiasta oltre ogni previsione.
Le corde del ricordo e la memoria delle proprie radici istriane sono state toccate in modo esemplare, rispettoso e toccante, con la meravigliosa 1947.
L’anelito di un mondo concorde e realmente unito e felice hanno visto in Fare Festa la propria bandiera: con una ironica incisività (che mette in luce la stupidità umana di fronte a screzi e conflitti) è stato affrontato un tema di scottante attualità e di difficilissima soluzione: un bravo incondizionato al cantautore, alla sua fertile creatività ed alla sua toccante sensibilità.
A questo punto, Endrigo – ormai stanco e provato da una giornata particolarmente densa di impegni – desiderava proporre la sua ultima composizione Altre Emozioni, ma, purtroppo, sulla tenacia e caparbietà dell’uomo, ha potuto solo la fatica (il concerto, con quanto lo ha preceduto, non ha avuto soste di sorta, senza cenare inoltre, come d’uso tra gli artisti): per cui, con amarezza, Sergio non se l’è sentita più di insistere e di procedere nella sua esecuzione. E il pubblico ha compreso.
A margine del concerto, notava Matteo Perazzi che Sergio è l’unico artista al mondo a non promuovere e pubblicizzare la sua più recente fatica discografica…
Il concerto si è concluso con un tributo all’arguzia di Gianni Rodari , la cui creazione Ci Vuole Un Fiore “prende” tutti quanti, sempre, in ogni tempo e circostanza: all’asilo come in concerto.
Il bis: Le Parole Dell’Addio. A un amore che finisce non si devono aggiungere frasi, espressioni che farebbero unicamente del male ad uno o ad entrambi: tutto è concluso e le parole “non servono più” (come le lacrime di Adesso Sì).
Il Sindaco di Desio ha infine ringraziato, con deferenza e grande cordialità, Endrigo e lo ha invitato a continuare a diffondere l’amore per le cose belle ed ingegnose, per mezzo delle sue splendide canzoni.

Poi, per oltre mezzora, Endrigo attorniato da fan e simpatizzanti, per autografi, congratulazioni, complimenti, ringraziamenti e informazioni su ogni cosa…
E lui, finalmente con l’inseparabile sigaro, pazientemente a dispensare ascolto, sorrisi, disponibilità totale e… gradevoli ed argute barzellette.

Una serata magica e fantastica per un intramontabile (e come non potrebbe esserlo l’autore di tante perle poetico-musicali?) mito settantunenne, che nonostante quanto gli è capitato di pessimo, reagisce con fermezza, persiste nell’incontro (“amico, la vita è l’arte dell’incontro”) con il pubblico tutto, vuole cantare per sé e per chi desidera ascoltarlo e…canta.

In questo suo percorso, lo ha accompagnato – insieme al bravo neofita Andrea Esposito – l’inseparabile Nicola Di Staso (11 anni di stretta collaborazione artistica, fatta di solida e sincera amicizia, di forte simpatia e di tanti concerti in Italia e all’estero), chitarra solista, fantasista poliedrico, virtuoso delle corde e delle percussioni, creatore dal nulla e dal niente di “sound” mirabolanti, incredibili e fantastici, tali da lasciare l’”audience” ammirata e stupita da tanta capacità e bravura nel gestire lo strumento e nel seguire come un’ombra (lo ribattezziamo, seduta stante, “shadow”, anche per la sua ammirazione “sfegatata” all’omonimo mitico complesso inglese, al quale si ispira e deve molta della sua formazione artistico-musicale) Endrigo, nelle sue esecuzioni, tanto da costituire per questo ultimo un punto fermo, essenziale e di sicuro riferimento: non sarebbe concepibile l’uno senza la presenza dell’altro, in un recital dal vivo.

Pertanto non una icona, relegata in un lontano ed ormai sbiadito passato, ma l’Artista SERGIO ENDRIGO , un uomo pieno di voglia di vivere, ricco ancora e sempre più di emozioni da profondere a piene mani verso chi lo sente e lo avvicina: un dono mirabile ed unico di questo strambo creato.

[F. P. e G. F. G.]

Teatro Comunale di Porto San Giorgio (AP) (15 Maggio 2004)

00Recensioni aprile, 17

Recensione_Programma_Recital_2004-05-15A pochi giorni di distanza dall’ottimo concerto di Desio (MI), Sergio oggi sarà ospite di Porto San Giorgio (AP). L’evento, organizzato dal Rotary Club della città – in particolare grazie all’interessamento del Presidente, ingegner Sergio Moretti – con il patrocinio dell’Amministrazione Comunale, è davvero in grande stile: innanzitutto il luogo scelto per l’esibizione, il Teatro Comunale – un vero gioiellino, una piccola ma preziosa bomboniera -, la promozione – manifesti, locandine e volantini sono in bella mostra un po’ ovunque in città (li trovo anche nell’albergo dove alloggio!!) e c’è addirittura un altoparlante mobile a pubblicizzare lo spettacolo – e l’organizzazione – nulla è lasciato al caso.

Incontro Sergio all’ingresso del Teatro dove sta fumando l’immancabile sigaro: all’interno i tecnici stanno terminando di preparare l’impianto audio e lui è lì fuori che aspetta. Non facciamo quasi in tempo a salutarci che veniamo interrotti dall’arrivo di alcuni giornalisti. Ci accomodiamo all’interno per una chiacchierata: non me la sento di definirla “conferenza stampa” come si converrebbe, perché, quando è Sergio a essere il protagonista, manca sempre quel non so che di serioso e ufficiale che rende spesso noiosi gli appuntamenti di questo tipo. Io assisto quasi defilato, ogni volta stupito della meraviglia dei giornalisti di trovarsi di fronte a tanta affabilità, ironia e prontezza di battuta.
Credo che se dipendesse da Sergio continuerebbe per ore a narrare ricordi e aneddoti alla stampa, ma Nicola e Andrea – i due fidi chitarristi, già da qualche minuto sul palco – lo reclamano per le prove.
L’affiatamento fra i tre è ormai totale: lo si evince dalla tranquillità con cui affrontano questa “fatica” e dal fatto che su quattro o cinque pezzi provati gli errori si contano sulle dita di una mano. Un’ultima regolata al volume della chitarra di Andrea e sembra ormai tutto a posto: le prove sono terminate. Mancano poco meno di due ore al concerto: così ci diamo appuntamento a più tardi.

Circa duo ore dopo il Teatro è aperto e gli spettatori lenti ma numerosi confluiscono. Ho occasione di conoscere di persona Samuele, braccio destro dell’ingegner Moretti, che ringrazio sentitamente per la puntualità e perfezione con le quali è riuscito a prendersi cura di tutto.
Il Teatro finalmente è al gran completo. È ora di prendere posto: le luci si abbassano, il sipario si apre. L’ingegner Moretti introduce il concerto con un breve ringraziamento a Sergio e al pubblico [leggi il testo integrale]: il progetto, grazie alla collaborazione di tutti, è divenuto realtà.
La prima parte del concerto è scandita, come da tradizione, dal repertorio più datato: Mani Bucate, Adesso Sì, Via Broletto 34 infiammano i cuori e gli animi degli spettatori. Gli applausi scroscianti seguono ogni canzone, intervallata come d’obbligo da un commento introduttivo di Sergio, sempre preciso nei riferimenti storici dei fatti e degli episodi narrati.
L’omaggio all’amico Vinicius, Com’è Lontana Bahia, apre la parte dedicata alle canzoni più recenti: Mille Lire, Spiaggia Libera per arrivare poi al culmine della complicità tra pubblico e artista, L’Arca Di Noè: emozionante sentire il battere delle mani del pubblico scandire il tempo del trascinante ritornello “partirà, la nave partirà…”. In questa parte del repertorio i due chitarristi mettono in luce chiaramente tutte le loro immense doti: tecnica, maestria, ma anche una giuste dose di fantasia che permette loro di suonare sempre cose nuove all’interno di schemi già conosciuti. Bravo Nicola e bravo Andrea, senza il vostro contributo gli spettacoli di Sergio non sarebbero di certo gli stessi!
Il concerto si sta ormai avviando alla conclusione: è la volta di Nelle Mie Notti, seguita in rapida successione dall’attuale Fare Festa e dalla profonda Le Parole Dell’Addio, chiude il concerto la sempreverde e straconosciuta Ci Vuole Un Fiore.
Il pubblico omaggia Sergio, Nicola e Andrea di un lungo e meritatissimo applauso. Il sipario si chiude ma gli spettatori reclamano a gran voce il ritorno in scena. Sergio non delude i suoi fans e li omaggia con il bis di Canzone Per Te.
Gli spettatori sono tutti in piedi ad applaudirlo. Le emozioni e le sensazioni che ha regalato, le atmosfere che ha saputo far vivere sono come al solito uniche e indescrivibili. Il lungo, caloroso e interminabile applauso sono lì a testimoniarlo. A testimoniare un affetto, un’ammirazione, un riconoscimento che per l’uomo e l’artista non sono mai venuti meno.
Grazie a nome di tutti i presenti. E che tu ci possa regalare ancora…altre emozioni!

[Matteo Perazzi]

Ciao Poeta”, concerto-omaggio a Sergio Endrigo (Roma, 11 Gennaio 2006)

00Recensioni aprile, 17

Sergio Endrigo l’avrebbe voluto e pensato allo stesso modo: “Ciao Poeta”, una serata d’onore, programmata come una grande festa in musica, fra tanti amici, un tocco di “saudade” e le migliori canzoni del suo repertorio. L’omaggio in musica – organizzato da Sergio Bardotti in collaborazione con il Comune di Roma (presenti in sala il sindaco Walter Veltroni e l’assessore Gianni Borgna) e con il Presidente del Club Tenco Enrico De Angelis – indennizzo solo parziale al colpevole silenzio calato negli ultimi anni sul cantautore istriano, ha fatto vivere al numeroso pubblico una serata emozionante, unica, indimenticabile lungo due ore intense, coinvolgenti, trascinanti che hanno entusiasmato appieno anche la figlia di Endrigo, Claudia: “Mio padre – ha osservato al termine della serata, esausta, ma visibilmente soddisfatta – si sarebbe sicuramente divertito. Tutto è andato oltre ogni più rosea previsione, gli artisti sono stati davvero eccezionali, il pubblico più che fantastico”.
Intervallate da immagini, filmati e registrazioni audio rare e preziose e dalle testimonianze affettuose di diversi amici, sotto le volte dell’Auditorium sono tornate a risuonare alcune delle più celebri melodie di Sergio Endrigo grazie alle interpretazioni di alcuni dei più grandi artisti del panorama musicale italiano – “big” e promettenti artisti delle ultime generazioni – che hanno conosciuto e amato il grande poeta e musicista istriano scomparso il 7 settembre del 2005.

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La serata è stata inaugurata da Io Che Amo Solo Te, magistralmente intonata da Ornella Vanoni, seguita sul palco da un emozionato Gianni Moranti interprete di Te Lo Leggo Negli Occhi, La Dolce Estate e Aria Di Neve. Via Broletto 

34 di un commovente Bruno Lauzi ha anticipato una spumeggiante performance dei Tete De Bois che hanno proposto versioni rockeggianti di Mani Bucate e Adesso Sì; intensa Nada nella rilettura diLe Parole Dell’Addio, colma di pathos orchestrale l’esecuzione di Era D’Estate da parte di Renato Zero che ha dedicato all’amico recentemente scomparso anche una toccante poesia. In chiave jazz l’interpretazione di Sergio Cammariere della poco nota Chi Sei, emozionanti, quasi commoventi Come Stasera Mai e La Rosa Bianca intonate dalla soave voce di Marisa Sannita. Un sicuro Gino Paoli ha offerto al pubblico le proprie rivisitazioni di Teresa e Lontano Dagli Occhi, seguito sul palco dal Giovane Simone Cristicchi che ha riproposto dal vivo Questo È Amore, brano che, cantato in duetto con lo stesso Endrigo, ha incluso nel suo ultimo Cd. Roberto Vecchioni si è riservato Vecchia Balera, I Tuoi Vent’Anni e Madame Guitare prima di lasciare spazio a Morgan che ha dato una convincente prova rileggendo Canzone Per Te e La Colomba. Mariella Nava ha fatto tornare alla luce due perle semisconosciute – Una Cosa Buffa e Spiaggia Libera – prima di dare spazio al gran finale che ha visto Sergio Cammariere eseguire L’Arca di Noè in un omaggio corale nel quale dove ha trovato in Morgan il complice ideale per un omaggio che coinvolto ed emozionato l’intero pubblico accorso all’evento.

L’arca Di Noè – Inaugurazione del monumento dedicato a Sergio (Pola, 9 Settembre 2008)

00Recensioni aprile, 17

In una splendida serata di fine estate si è svolta a Pola, sabato scorso 6 settembre, la cerimonia di inaugurazione della scultura dedicata a Sergio Endrigo ed ispirata alla famosissima canzone L’Arca Di Noè, a 3 anni esatti dalla scomparsa dell’amatissimo cantautore e poeta istriano.
foto_ (02)L’opera, dell’artista Ciro Maddaluno e realizzata dallo scultore Eros Cakic, alla quale hanno contribuito gli architetti Davor Matticchio e Zvonimir Vojnič, è stata collocata su un angolo della piazza centralissima che scende fino al mare, alberata ed ampia, dove si affaccia la casa natale del cantante; di fatto, risultando uno spazio esclusivamente dedicato alla scultura, ha quasi le caratteristiche di un piccolo parco e l’impatto per il visitatore è davvero suggestivo.
Si tratta di una scultura-gioco, realizzata con la notissima pietra bianca d’Istria, costituita da un’arca dove i bambini nella parte bassa possono provare la sensazione di percorrere, attraversando i tunnel, la stiva di una nave, misurarsi con il superamento del buio e gioire una volta fuori; sopra, percorrendo i gradini, possono scoprire i segni incisi di animali che simboleggiano il carico dell’arca: quelli domestici (il cavallo, la mucca, la gallina etc), i volatili (il gabbiano, la farfalla), gli esotici (il pappagallo e l’elefante), tutti cari ad Endrigo e descritti in moltissime delle sue canzoni.
Poco distante due statue raffiguranti il cane ed il gatto, simboli di fedeltà e di forte richiamo domestico, con una panchina che consente al visitatore di traguardare insieme a loro il mare.
Gli elementi di questa scultura giocano tra figure strutturali e costruttive, tra forme plastiche ed armoniche, a richiamo del modo di cantare, di pensare e di essere di Sergio Endrigo.
L’inaugurazione è avvenuta in un’atmosfera di sentita partecipazione ed il numerosissimo pubblico, che assiepava l’intero lato aperto sulla piazza, si è stretto idealmente e con orgoglio intorno al proprio concittadino che tanto lustro ha dato alla Comunità Italiana dell’Istria, a dimostrazione dell’affetto che la stessa Comunità ha sempre manifestato per l’artista.
Dopo il saluto del presidente del Rotary club di Pola, Roberto Marini, che ha spiegato le motivazioni che hanno portato alla realizzazione dell’opera, è intervenuto Sergio Moretti del Rotary club di Porto San Giorgio, che poi è anche l’autore di queste note, che si è particolarmente commosso nel parlare in maniera del tutto personale della vicenda fin dalle sue origini, egli che forse più di tutti ha fortemente voluto il concretizzarsi dell’idea maturata appena dopo la scomparsa di Sergio nel 2005.foto_ (21)
Quindi c’è stato il saluto della città da parte del Sindaco di Pola, e poi attesissima, Claudia Endrigo, che per la prima volta in visita ai luoghi paterni, ha vissuto tre giorni di continue ed indescrivibili emozioni, ed a cui è spettato il compito di madrina del “varo” della nave, con tanto di bottiglia di spumante e con il coro di bambini polesani che intonava L’Arca Di Noè; la commozione è salita all’apice ma poi un lungo applauso liberatore ha riportato al clima di festa, ai brindisi, alle foto ed alle interviste di rito.
La serata è proseguita presso la vicina sede della Comunità Italiana, dove, all’interno del Teatro, si è svolto il concerto dedicato alle composizioni del cantautore polesano, con la partecipazione di due cori, uno di adulti ed uno di bambini, di alcuni cantanti locali, per proseguire con il gruppo musicale italiano “Chantango” e concludersi con l’esibizione di Arsen Dedic, amico fraterno di Sergio, che è stato il più importante cantante-poeta croato a partire dagli anni ’60.
foto_ (54)Terminato il concerto, il numerosissimo pubblico presente, parte del quale non ha trovato posto all’interno ed ha assistito allo spettacolo attraverso un maxi schermo collocato sul terrazzo della Comunità, ha potuto visitare la mostra su Endrigo che è stata allestita per la circostanza all’interno del Teatro, dal titolo “L’infanzia, la gioventù e gli esordi – Endrigo e i poeti – Endrigo e il Brasile – Endrigo e Sanremo”, promossa dall’Associazione Culturale “Il Portico” di Rocca San Giovanni (Chieti) e trasferita a Pola dall’ideatore Alberto D’Antonio, amico di famiglia di Sergio Endrigo, che ha partecipato alla cerimonia unitamente alla gentile signora Anita.
La serata si è conclusa con un aperitivo e con la gente sul terrazzo che è rimasta fino a tardi a commentare l’evento, che sicuramente sarà annoverato fra quelli da ricordare per la Comunità locale ed anche per tutti gli ospiti presenti, arrivati a Pola in pullman e con mezzi privati, per rendere omaggio a Sergio.
Prima di chiudere alcune curiosità ed un sogno legati all’avvenimento.
La prima riguarda tante persone di una certa età, che hanno conosciuto Sergio da bambino negli anni ’30, intervenute all’inaugurazione portando orgogliose le foto che ritraevano Sergio e la sua famiglia insieme a loro; è stato uno spaccato emozionante di manifestazione delle proprie radici.
La seconda è per una signora, che ha atteso la conclusione della cerimonia per depositare una rosa bianca sulla panchina fra il cane ed il gatto pensando di essere rimasta sola in intimità e quasi al buio con la scultura, ma ci è stato chi l’ha vista ed è bello sottolinearlo.foto_ (42)
La terza è di domenica mattina, quando molto presto lo scultore Ciro Maddaluno, passando davanti al monumento, ha visto una bimba con una nonna che si tenevano per mano per arrivare al ponte della nave; è stata la prima conferma del raggiungimento dello scopo, quello di ricordare un artista attraverso un’opera destinata soprattutto alle future generazioni.
Il sogno invece è quello di immaginare Sergio, nottetempo, quando i bambini dormono, aggirarsi sorridente e compiaciuto intorno alla nave – d’altro canto la sua casa natale è lì a due passi – e poi sedersi fra il cane ed il gatto, indugiando fino al primo mattino nei ricordi di una vita vissuta come un film, intimamente contento di questo regalo che tutti i suoi amici più sinceri, accomunati idealmente, hanno voluto dedicargli
[Sergio Moretti]


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