Ago 17, 2014
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La Colomba

00Aneddoti aprile, 17

Anche questa canzone la cantai nel recital che feci al Piccolo Teatro nel 1970. Era una romanza per pianoforte e soprano del poeta spagnolo Raphael Alberti, che Bacalov ha trasformato in canzone riducendo gli intervalli che c’erano.

[da “Sergio Endrigo” (Lato Side Editori, 1982)]

La Colomba in origine era un lied di Gustavino, un musicista argentino, con un testo scritto da Raphael Alberti, che proprio in quel paese fu esule per molti anni durante la dittatura spagnola di Franco. Era un lied lunghissimo, con delle pause interminabili tra una quartina e l’altra, così Bacalov lo ridusse in forma di canzone ed io la cantai.
L’ultima volta che sono stato a Cuba, nel Maggio del 1997, l’ho cantata insieme ad un cantante cubano, lui in spagnolo, io in italiano.

[da “Sergio Endrigo. La Voce Dell’Uomo” (Edizioni Associate, 2002)]

La Ballata Dell’Ex

00Aneddoti aprile, 17

È nata dalle letture di Calvino, Pratolini, il Cassola della “Ragazza di Bube”. Questa canzone esprime l’amarezza di quanti avevano creduto nella grande rivoluzione che doveva avvenire nel dopoguerra e che ovviamente non c’è stata.
Questo brano è stato censurato dalla Presidenza del Consiglio per i versi:
“Se il tempo è galantuomo io son figlio di nessuno
Vent’anni son passati e il nemico è sempre là”
Il biglietto autografo di censura l’ho visto con i miei occhi. La Fonit-Cetra allora era legata all’IRI e quindi probabilmente doveva dar conto a qualcuno che stava in alto, a cui questa canzone dava fastidio. Fatto sta che il verso incriminato compare nello spartito ed è sostituito dal fischio nel disco.

[da “Sergio Endrigo” (Lato Side Editori, 1982)]

L’Arca Di Noè

00Aneddoti aprile, 17

Festival Di Sanremo 1970. Questo brano ebbe degli attacchi furibondi da Lietta Tornabuoni, che all’epoca era ancora costretta ad occuparsi di canzonette. Le basi delle sue accuse erano costituite dal fatto che i versi della canzone erano un misto di Martinetti e Lorca. Altri tempi, altre critiche! Anche Padre Ugolino si scagliò contro questa canzone perché sosteneva che non “lasciava nessuno spiraglio alla speranza”.
Cantai L’Arca Di Noè in coppia con Iva Zanicchi. Ricordo che i giornali di allora scrissero cose di questo tipo: “la Zanicchi ha dichiarato che sarebbe andata a Sanremo solo con questa canzone”; oppure: “la Zanicchi è andata a Sanremo con Endrigo contro il parere del marito”. Questa, comunque, è una canzone che canto ancora oggi e riesco a strappare sempre un applauso supplementare in maniera un po’ ruffiana, dicendo: “E quando dico <> intendo dire anche <>.

[da “Sergio Endrigo” (Lato Side Editori, 1982)]

Io Che Amo Solo Te

00Aneddoti aprile, 17

È uno dei miei brani che ha avuto più successo, e che qualcuno ha avuto il coraggio di usare contro il divorzio nel periodo del referendum.
All’inizio questa canzone non mi sembrava interessante, perché la sentivo molto facile. Poi con il tempo ho capito che se si riesce ad esprimere un concetto con poche parole e poche note il risultato è molto più efficace di una ballata fiume.
Io Che Amo Solo Te è stato il mio più grande successo, e ancora oggi mi rende parecchi soldini. All’epoca vendette 650.000 copie anche grazie ad una grossa promozione. Ricordo che mi resi conto del successo di questa canzone quando a Bologna la sentii fischiettare da un panettiere che andava a fare le consegne in bicicletta. Nel nostro mestiere non si può non aver avuto il successo almeno una volta, è una componente essenziale da cui non si può prescindere.

[da “Sergio Endrigo” (Lato Side Editori, 1982)]

Mi ero innamorato di una segretaria e per lei ho scritto in venti minuti Io Che Amo Solo Te e pensavo di inciderla come un madrigale d’amore, con un’atmosfera molto contenuta. Quando la feci sentire a Nanni Ricordi a lui piacque da morire e Bacalov fece questo arrangiamento così maestoso, con l’introduzione degli archi e tutto il resto. Il direttore dell’ufficio vendite, il signor Pulvirenti, non voleva far uscire il disco perché in quel periodo andavano di moda quelle che noi chiamavamo in gergo le “sedakate”, da Neil Sedaka: arrangiamenti che cominciavano con otto misure di batteria e poi partiva la canzone, mentre invece Io Che Amo Solo Te aveva un’introduzione di archi molto lenta, e secondo loro non poteva funzionare.

[da “Sergio Endrigo. La Voce Dell’Uomo” (Edizioni Associate, 2002)]

Il Giardino Di Giovanni

00Aneddoti aprile, 17

Si chiamava Giovanni D’Amico e l’ho conosciuto nel 1962, la prima vola che sono andato a Pantelleria dove ho passato le più belle estati della mia vita, anche se il Fisco non mi ha mai creduto… Aveva un giardino stupendo, pieno di stupendi alberi da frutta con le arance che arrivavano fino al suolo.
“Il giardino di Giovanni
Abbracciato alla sua casa.
Dove non muore mai la rosa
E non si computano gli anni
Il giardino di Giovanni”
Ho dedicato questa canzone a Giovanni perché era un grande uomo e un grande amico. Capomastro, pescatore, contadino, non so quanta scuola avesse frequentato, ma per me era un uomo colto e di grande personalità e rispettoso di tutto e di tutti.
Ciao Giovanni!

[Sergio Endrigo]

Fu la mia prima canzone importante, prima di questa avevo cantato per sette anni nei night e nelle balere, dove facevo il cantante trilingue, non perché fossi poliglotta, ma perché riuscivo a imparare a memoria i dischi che ci arrivavano dall’estero. La paga comunque era molto buona, indubbiamente migliore dei compensi che ricevetti i primi tempi in cui mi misi a scrivere canzoni. Il mio primo contratto come cantante lo firmai con la Ricordi, dopo aver superato un provino con il maestro Gian Piero Boneschi, che aveva già avuto modo di sentirmi cantare, perché se avesse dovuto giudicare dal provino non avrebbe certamente dato il suo parere favorevole. Ero molto timido e insicuro. A questo punto sorgeva il problema del repertorio. Un giorno, eravamo nel 1960, Nanni Ricordi mi chiese: “Lei non scrive canzoni, per caso?”. Fu questa semplice domanda a far scattare la molla di tutto. Tornai a casa e scrissi prima Bolle Di Sapone, poi I Tuoi Vent’Anni. In quest’ultima, che canto ancora, c’è già la chiave di molte mie canzoni successive: il presagio della fine. Che è poi nient’altro che la malinconia. [da “Sergio Endrigo” (Lato Side Editori, 1982)]

I Tuoi Vent’Anni
00Aneddoti aprile, 17