Quando stavo sotto alle armi studiavo tattica e strategia, ma studiavo anche il francese, e avevo chiesto a mia madre di mandarmi “Les fleurs du mal” di Baudelaire. Avevo cominciato a tradurre le prime poesie ed in questo modo approfondivo lo studio del francese. Una volta lo parlavo benissimo anche perché cantavo canzoni in francese nel night e mi capitò di leggere un romanzo di Argon, “Les cloches de Bâle”, vale a dire “Le campane di Basilea”, dove ad un certo punto Argon racconta che prima dello scoppio della prima guerra mondiale a Basilea ci fu una grande festa con cortei di ragazzini e ragazzine vestiti da angioletti che per scongiurare la guerra cantavano una poesia di Paul Fort: “Se tutte le ragazze e i ragazzi del mondo si dessero la mano”. A me piacque, così la tradussi, la musicai e nacque Girotondo Intorno Al Mondo. [da “Sergio Endrigo. La Voce Dell’Uomo” (Edizioni Associate, 2002)]
Girotondo Inotrno Al Mondo
Festival Di Sanremo 1973. Con questa canzone vinsi sia il premio per il miglior testo che quello come miglior interprete. Fu un modo strano per ripagarmi del fatto di non aver vinto, i soliti marchingegni di Sanremo insomma. [da “Sergio Endrigo” (Lato Side Editori, 1982)] Quell'anno [1973; N.d.W.] io ero stato chiamato a partecipare alla commissione di letteratura che doveva scegliere il migior testo poetico presentato al Festival, per il quale era previsto il premio di un milione. In commissione c'erano anche alcuni professori e professoresse del liceo di Sanremo. Alla prima selezione Elisa Elisa era stata scartata, perchè era stata letta con poca attenzione. Io mi impuntai e feci recuperare questo brano per la seconda selezione. L'accusa maggiore rivolta a Elisa Elisa era che non rispettava le regole metriche. Io invece sostenevo che era un inno all'amore, anche se scritto con versi sciolti. Al mio fianco avevo la professoressa Alma Zanon, che era mia amica, e le diedi una gomitata perchè mi sostenesse nella battaglia. Alla terza selezione lessi io il testo di questa canzone, cercando di dargli il giusto tono. A questo punto qualche commissario ha ceduto e così non mi è stato difficile far convergere il maggior numero di voti su Elisa Elisa. Alla fine una delle professoresse, tenace oppositrice, che aveva votato contro fino in forndo, salutandomi, mi disse acidamente: "Adesso sarà contento!" Questo, per quanto mi riguarda, fu l'unico inghippo che feci al Festival di Sanremo. Amilcare Rambaldi [membro della commissione preposta a eleggere il "miglior testo letterario"] [da “Sergio Endrigo” (Lato Side Editori, 1982)]
Elisa Elisa
Cantai questa canzone al Festival di Sanremo del 1967, l’anno in cui si uccise Tenco. La cantai nella serata successiva al suicidio, sembrava proprio dedicata a lui. [da “Sergio Endrigo” (Lato Side Editori, 1982)]
Dove Credi Di Andare
Un tenero omaggio al mio grande amico Vinicius De Moraes. In una triste e solitaria sera di Agosto il ricordo delle sue grandi parole e dell’atmosfera della magica Bahia.
[Sergio Endrigo]
Fu la canzone con cui vinsi nel 1968 il Festival di Sanremo. Ero in coppia con Roberto Carlos, un cantante brasiliano che ha avuto una breve stagione di successo anche in Italia. Canzone Per Te, per quel che mi riguarda, consolidò quello che si chiama “successo”.
Era una canzone ben costruita, con un testo che si ricordava perché non diceva niente di profondo. C’è un brano però che mi piace molto, che si può considerare antitetico rispetto a certi schemi della canzone d’amore italiana
“La solitudine che tu mi hai regalato
Io la coltivo come un fiore”
[da “Sergio Endrigo” (Lato Side Editori, 1982)]
Feci sentire l’inizio di Canzone Per Te a Bacalov e lui mi disse subito: “Questo è un pezzo che funzionerà molto”. Per l’inciso di Canzone Per Te Bacalov mi aveva dato una paginetta in musica e mi disse che, se mi fosse servito un inciso, potevo adoperare quello. E quando scrissi la canzone mi sembrava che quell’inciso ci stesse benissimo, così chiamai Bardotti e gli chiesi di metterci le parole sopra. Io non sono mai stato generalmente un tipo autosufficiente per quanto riguarda la scrittura delle canzoni ed inoltre mi è sempre piaciuto scrivere insieme agli altri, collaborare con gli altri mi ha sempre fatto piacere.
Non avevo chiesto io che la seconda esecuzione della canzone fosse affidata a Roberto Carlos, di cui tra l’altro conoscevo soltanto un singolo, Quieto Que Va Tudo Pro Inferno. Canzone Per Te non la voleva fare nessuno: ci fu un provino anche di Astrul Gilberto, ma la sua voce era troppo esile per quel tipo di melodia e fu offerta senza successo anche a Iva Zanicchi. Alla fine qualcuno suggerì il nome di Roberto Carlos, così gli mandammo un provino e lui l’accettò. Lui poi l’ha incisa seguendo come riferimento il testo del provino, mentre nel frattempo io e Bardotti avevamo leggermente modificato le parole, e così la sua versione su disco è diversa da quella che ho inciso io. Quando Roberto Carlos tornò in Brasile dopo la vittoria di Sanremo c’erano migliaia di persone ad aspettarlo all’aeroporto, quasi fosse un divo della nazionale di calcio. È servito forse più a lui che a me vincere Sanremo. Quando facemmo la tournèe insieme invitò a casa sua, a cena, me e Bardotti, che in quel periodo faceva il pianista del gruppo che mi accompagnava. Ad un certo punto il padre, un uomo piccolo del nord-est brasiliano, mentre Bardotti parlava con una persona dello staff di Carlos dicendo “Certo, Roberto ha grande successo in Brasile per via della sua voce così calda e particolare…”, il padre, dicevo, si alzò in piedi e disse: “Ma che voce e voce, è stata la Madonna a farlo vincere!”.
[da “Sergio Endrigo. La Voce Dell’Uomo” (Edizioni Associate, 2002)]
Geraldo Vandrè è un cantante brasiliano di cui avevo ascoltato in Brasile la canzone, Pra Nâo Dizer Nâo Falei Das Flôres, che mi era piaciuta molto. Ne tradussi il testo in italiano intitolandola Camminando E Cantando.
La presentai a Canzonissima ’68, dove ero sicuro di passare il primo e il secondo turno, ma sapevo benissimo che non sarei mai riuscito a passare anche il terzo, per cui a quel punto scelsi di cantare una cosa che piaceva a me. Non cercavo la canzone facile ed orecchiabile e preferii usare quella possibilità per dare spazio a canzoni un po’ più difficili.
[da “Sergio Endrigo. La Voce Dell’Uomo” (Edizioni Associate, 2002)]
